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Il Capodanno in Giappone

Il Natale in Giappone è una festa quasi prettamente commerciale, mentre il Capodanno è la vera festa per riunire la famiglia e celebrare i riti tradizionali. Il ventinove dicembre le aziende chiudono e molti partono per trascorrere le festività del nuovo anno con le loro famiglie d’origine. I treni e le autostrade si affollano mentre il ritmo delle città rallenta tanto che per qualche giorno sembra di vivere in un’altra dimensione.

Il Capodanno in Giappone è chiamato shogatsu e celebra come da noi la fine del vecchio anno e l’avvento di quello nuovo. La vigilia, detta Omisoka, si trascorre generalmente a casa ed è considerata il secondo giorno più importante dell’anno dopo il primo gennaio, definito ganjitsu o gantan, che è in assoluto il giorno principale per ogni giapponese.

Buon anno” in Giappone si augura semplicemente dicendo “Akemashite Omedetou”. Questa però è una frase da usare dal primo gennaio in poi e non può essere usata in anticipo come si usa fare da noi. Infatti prima della mezzanotte del trentuno dicembre, per augurare buon anno, si deve dire “Yoi Otoshi wo”.

Susuharai ovvero le pulizie a fondo

Per iniziare al meglio l’anno nuovo, nei giorni precedenti all’evento, le case sono pulite da cima a fondo per eliminare tutte le impurità del passato e prepararsi all’arrivo delle novità. Una volta terminate le pulizie vengono decorate con il kadomatsu, una composizione fatta con rami di pino (che rappresenta la longevità), bambù (la forza e la crescita) e rami di susino (la prosperità), in segno di benvenuto agli ospiti e per ingraziarsi le divinità.

Un altro addobbo tradizionale è lo shimekazari, una decorazione da appendere all’uscio realizzata con una corda di fettuccia di riso, striscioline di carta, messaggi augurali ed altri piccoli oggetti come un arancio chiamato daidai che significa “di generazione in generazione”. Anche in questo caso lo scopo è di allontanare gli spiriti maligni e dare il benvenuto ai kami, le divinità shintoiste che potranno entrare nelle case e proteggerle durante il nuovo anno.

Kohaku Uta Gassen

Tutti i preparativi devono essere fatti entro l’ultimo giorno dell’anno, poiché dopo seguono i tre giorni di vacanza conosciuti con il nome di Shogatsu Sanganichi, in cui per lo più si sta in casa a poltrire e a guardare la TV. In particolare si guarda il Kohaku Uta Gassen, tradizionale festival musicale che va in onda ogni anno dal 1951 sull’emittente nipponica NHK e che vede contrapporsi, divisi in due squadre (bianca e rossa), i più famosi cantanti giapponesi, giudicati da giudici altrettanto popolari. L’obiettivo principale è quello di concentrarsi sulle molte star presenti allo spettacolo che esaltano l’atmosfera familiare del programma.

Collage by Elena Paoletta

I riti tradizionali

Il capodanno giapponese è un evento molto più spirituale e religioso di quello occidentale. Queste giornate di festa sono accompagnate da riti e tradizioni che si tramandano da secoli.

Joya no kane

Numerose sono le persone che alla mezzanotte del trentuno dicembre o nella giornata del primo gennaio si recano ai templi per pregare, trarre gli auspici e fare buoni propositi. In particolare, poiché i giapponesi credono che il suono delle campane possa perdonare i loro peccati compiuti nel corso dell’anno precedente, si assiste allo Joya no kane, rito per cui nei templi buddisti in tutto il paese suonano le campane per 108 volte a simboleggiare i 108 peccati originali della fede buddista.

In questo modo si allontanano i desideri terreni racchiusi nei cuori di ogni cittadino giapponese e si ci si sente purificati. Terminata la cerimonia dei 108 rintocchi, i fedeli pregano nella sala principale dei templi e, in una lunga processione, si avvicinano all’altare maggiore per innalzare preghiere per la felicità e la salute.

Omamori

Molto comune è l’acquisto presso i templi degli omamori, piccoli amuleti porta-fortuna. La parola giapponese mamori significa protezione e il prefisso o è onorifico. La copertura di stoffa solitamente racchiude al suo interno una preghiera che scongiuri la sfortuna o accentui il buon auspicio in particolari occasioni. L’omamori non dovrebbe mai essere aperto per non perdere la sua capacità di protezione, inoltre la sua durata è di un anno. Infatti, passato questo periodo dovrebbe esser restituito al tempio dove è stato acquistato per essere smaltito correttamente.

L’aspetto degli omamori varia a seconda del luogo in cui sono stati fatti. Su un lato vi è specificato l’ambito della loro protezione, sull’altro il nome del santuario in cui sono stati prodotti. Vi sono omamori generici ma la maggior parte porta fortuna in amore, salute e studio. Spesso vengono legati alle borse, ai cellulari o si intravedono nelle auto come auspicio di sicurezza.

Hatsumode e Hatsuhinode

L‘hatsumode è invece la prima visita dell’anno ai santuari Shintoisti e ai templi Buddhisti. Milioni di persone si recano in questi luoghi sacri per pregare e chiedere un pò di pace e prosperità per l’anno appena iniziato; altri preferiscono invece il rito dell’hatsuhinode, ovvero assistere alla prima alba dell’anno.

Il sole riveste un importante ruolo nella mitologia giapponese e per poter godere di questo spettacolo ci si reca in riva al mare o in montagna ad osservare la prima aurora immersi nel silenzio della natura. Anche nelle città si può osservare l’alba da punti strategici. A Tokyo le viste più mozzafiato si possono godere da Roppongi hills, dalla recente Tokyo Sky Tree, dalla Tokyo Tower e un punto strategico può essere anche Odaiba, la Baia di Tokyo.

Sul monte Takao (a un’ora di treno da Tokyo) si può combinare il rito religioso nel bel tempio che si trova lì con quello di hatsuhinode.

A Kyoto le colline circostanti offrono tutte dei punti spettacolari per ammirare la nuova alba, così come quello nei pressi del tempio Kurodani.

L’importanza della prima volta nell’anno nuovo

Importante usanza è anche waraizome cioè il primo sorriso. Iniziare l’anno con un sorriso è considerato infatti simbolo di buon auspicio. E ancora: hatsuyume (il primo sogno), hatsudayori (il primo scambio di lettere), shigoto-hajime (il primo lavoro dell’anno), hatsugama (la prima cerimonia del tè dell’anno) e hatsu-uri (i primi acquisti dell’anno), sono tutte “prime volte” a cui i giapponesi danno particolare importanza.

Otoshidama

Ovviamente ci sono altre tradizioni fra le quali l’Otoshidama, un regalo in denaro che gli adulti fanno ai bambini. 

Chi ha visto Dennou Coil, l’avrà sentita citare spesso dai protagonisti che quantificavano le loro spese in base al numero di paghette necessarie. Le banconote sono ripiegate in tre, inserite in piccole buste decorate e consegnate ai figli di amici e parenti in età scolastica. La quantità di denaro elargita dipende da diversi fattori, come l’età del bimbo, il numero di otoshidama da realizzare e naturalmente la propria disponibilità economica. Comunque si parte da un minimo di 1000-5000 yen (dagli 8 ai 41 euro circa) per un bambino delle scuole elementari, mentre un ragazzino delle scuole superiori può ricevere anche fino a 10000 yen (poco più di 80 euro).

Kagami Mochi

Molto diffusa è anche l’usanza di regalare un tipo di dolce particolare: il Kagami Mochi. A differenza dei normali mochi questo è più grande e a forma di due torte schiacciate con una arancia amara posta in cima che rappresenta l’auspicio di buona fortuna.

Nengajo

La fine di dicembre e l’inizio di gennaio sono i periodi più impegnativi per gli uffici postali giapponesi. Infatti vige l’abitudine di inviare, ad amici e parenti, cartoline d’auguri di Buon Anno, denominate appunto Nengajo. Questa usanza è nata allo scopo di contattare familiari lontani attraverso le lettere, così da rassicurarli riguardo alla propria salute.

I giapponesi inviano queste cartoline in modo che arrivino ai destinatari proprio il primo gennaio e l’ufficio postale garantisce questo se però sono inviate entro un limite di tempo stabilito, cioè da metà dicembre alla fine del mese e se contrassegnate con la parola nengajo. Per smaltire l’imponente traffico, l’ufficio postale assume di solito studenti part-time. È consuetudine ed educazione non inviare queste cartoline a chi ha avuto un lutto in famiglia durante l’anno, in segno di rispetto per i defunti, poiché solitamente sono molto colorate e divertenti.

I giochi di società

Durante i festeggiamenti per il nuovo anno è tradizione in Giappone partecipare a numerosi giochi di società. Uno è lo hanetsuki, simile al badminton ma senza rete, giocato con una racchetta di legno chiamata hagoita e un volano chiamato hane. Nonostante la popolarità del gioco sia diminuita, gli hagoita decorati sono ancora un elemento importante della cultura popolare.

C’è poi il Takoage, cioè l’aquilone di varie forme, colori e decorazioni a seconda della località, viene fatto volare dai bambini soprattutto in queste giornate di festa.

Altri giochi popolari sono la koma, cioè la trottola diffusa in Giappone sin dal X secolo; il sugoroku, gioco di dadi simile al backgammon o in una versione più moderna al gioco dell’oca; il fukuwarai che consiste nel ricomporre bendati il disegno stilizzato di un viso con dei ritagli a forma di occhi, bocca e naso e il karuta, famoso gioco di carte giapponese.

Il Concerto di Capodanno

In Giappone è tradizione che si suoni in quest’occasione festiva la Nona sinfonia di Beethoven che rappresenta quello che è per noi il classico Concerto di Capodanno trasmesso in Eurovisione.

Introdotta in Giappone dai tedeschi prigionieri durante la prima guerra mondiale, iniziò ad essere eseguita da diverse orchestre e in particolare dalla NHK Symphony Orchestra nel 1925. Durante la seconda guerra mondiale poi il governo imperiale promosse l’esecuzione della sinfonia anche nel periodo di Capodanno per incoraggiare la fedeltà al nazionalismo giapponese.

Anche dopo la guerra, nonostante la ricostruzione del Giappone rendesse difficili i rapporti con i Paesi stranieri, la sinfonia continuò ad essere popolare grazie all’apprezzamento e alla simpatia del pubblico. Nel 1960 la sua esecuzione è diventata una tradizione che continua ancora oggi.

Il menu

Come nelle migliori tradizioni, anche il cibo riveste un’enorme importanza e c’è una particolare selezione di piatti che vengono consumati in questo giorno.

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Toshikoshi-soba

Toshikoshi significa “attraversare l’anno” e dunque è da gustare proprio il trentuno dicembre come forma di buon auspicio nel momento di passaggio verso il Nuovo Anno. Una tradizione che sembra risalire al periodo Edo quando i cittadini dell’odierna Tokyo, per la maggior parte appartenenti alla casta dei mercanti, avevano sviluppato molti rituali e tradizioni per attirare la fortuna nelle loro case.

Secondo alcuni storici la soba rappresentava per gli uomini di quel tempo la forza e la resistenza, poiché la pianta di grano saraceno di cui è fatta si riprende molto facilmente anche dopo essere stata schiacciata dalla pioggia e dal vento. Altre fonti indicano invece che la forma lunga e sottile di questi spaghetti potesse significare l’augurio di una vita altrettanto lunga. Si dice anche che portassero ricchezza e fortuna nel Nuovo Anno, secondo l’usanza nelle botteghe degli artigiani dell’oro e dell’argento di utilizzarli per raccogliere i preziosi frammenti dispersi durante la lavorazione.

Osechi-ryori

Sempre in questi giorni solitamente le donne e specialmente le madri di famiglia preparano gli osechi, ovvero piccoli recipienti contenenti i pasti che si consumeranno nei primi tre giorni del nuovo anno. 

Anche gli Osechi-ryori rappresentano un altro importante momento della tradizione di Capodanno. Una selezione di portate servite su un vassoio laccato simile ad una scatola per il bento, generalmente sovrapposta in più strati a simboleggiare la speranza di una continua prosperità.

Si tratta di una tradizione molto antica che risale al periodo Heian e che prevedeva solo cibi essiccati dato che originariamente, durante i primi tre giorni dell’anno, era vietato l’uso del focolare e quindi di pasti cotti.

Tutto ciò per evitare che il rumore provocato dalle vettovaglie potesse disturbare le divinità nel momento di passaggio nel Nuovo Anno. Faceva eccezione solo una zuppa chiamata ozoni contenente mochi, una pasta preparata con riso glutinoso cotto a vapore, pestato in un mortaio e modellato in piccole forme in aggiunta ad altri ingredienti a seconda della regione.

In antichità questi manicaretti erano preparati in modo molto semplice, solitamente a base di verdure, legumi e pesce. Nel corso dei secoli la varietà dei cibi è aumentata ed oggi comprende svariate portate ognuna con un significato simbolico di prosperità e lunga vita.

Il pesce

Se tutto il pesce grigliato indica generalmente successo e fortuna, l’orata è considerata di particolare buon augurio perché il suo nome tai ricorda l’aggettivo medetai che significa “lieto”.

Le popolari uova di aringa dette kazunoko sono invece portate come simbolo di fertilità in quanto l’ideogramma kazu significa “numero” mentre ko vuol dire “bambino”.

Le alghe konbu sono invece simbolo di gioia perché il loro nome richiama il verbo yorokobu che significa appunto “gioire”.  Questo tipo di alga è fondamentale soprattutto per la preparazione della base dei brodi. Viene bollita, a volte glassata e insaporita in modi vari.

Tra le principali portate non possono mancare i famosi kuromame, i fagioli di soia neri a simboleggiare la salute fisica, mentre i gamberi e il daikon, una sorta di rafano bianco, sono visti come simbolo di lunga vita per le loro sembianze. Infatti la gobba del gambero fa pensare ad un vecchio ricurvo, mentre il ciuffo bianco del daikon alla barba di un vecchio saggio.

A tavola non possono mancare…

Una cena tipica dell’ultimo dell’anno deve prevedere inoltre la presenza di:
Kamaboko, il pesce triturato (per lo più merluzzo), ridotto in crema, addensato e cotto a vapore o arrostito, in modo da ottenere la forma di un panetto che può essere affettato e messo nelle zuppe o mangiato con salse;
Kurikinton, una purea di patate dolci con castagne;
Kinpira gobo, che è una radice di cardo cotto;


Gobo, una radice di bardana o scorzonera. Viene usata per preparare degli involtini con carne o pancetta arrotolata;
Renkon, il tubero di loto. È un ingrediente tra i più tipici della cucina giapponese, caratterizzato da una serie di fori radiali molto caratteristici, attraverso cui vedere il futuro del nuovo anno;
Take no ko, sono i germogli di bambù, perché il bambù è simbolo di forza e salute.
Gomame, i piccoli pesciolini seccati e cotti in brodo e zucchero fino a farli caramellare e serviti con semi di sesamo;
Kuwai, i tuberi di sagittaria, una pianta acquatica. Grandi come un uovo, hanno un germoglio lungo e stretto e il loro sapore è dolciastro e farinoso.

Jubako

Tutti questi ingredienti sono di solito sistemati in scatole laccate dette jubako, ora per lo più sostituite da più pratici ed economici contenitori di plastica, tondi o quadrati e impilabili l’uno sull’altro. Anche la loro disposizione all’interno dei vari piani del jubako non è affatto casuale e dovrebbe seguire tutta una serie di regole e modalità. Essendo un lavoro piuttosto lungo e complicato ed avendo al giorno d’oggi sempre meno tempo, tutti i supermercati vendono ormai l’Osechi-Ryori già pronto per essere consumato.

Collage by Elena Paoletta

Il Capodanno all’occidentale

Per chi volesse festeggiare alla maniera occidentale, in locali alla moda o per strada con conto alla rovescia e spumante a mezzanotte, Tokyo non delude. A Shibuya, la zona del famoso incrocio, sono migliaia le persone che si ritrovano in strada a brindare al nuovo anno tra una miriade di luci colorate. La stessa cosa avviene a Shinjuku, uno tra i quartieri più frequentati dai giovani, che aspettano la fine del countdown per augurarsi buon anno e magari bere fino a tarda notte.

Il cielo di mezzanotte poi s’illumina a giorno in occasione dei fuochi d’artificio, rendendo ancora più emozionante l’inizio del nuovo anno.

Tokyo, a differenza di Kyoto più legata alla tradizione, ha in programma eventi ben più commerciali e consumistici che rendono il Capodanno festoso e brioso come avviene nel resto del mondo.

Uno degli appuntamenti più attesi è infatti il bellissimo spettacolo pirotecnico che la città offre per inaugurare al meglio il nuovo anno. Dalla splendida Tokyo Tower magistralmente illuminata, così come dal Museo Nazionale di Tokyo, da Shiodome, dalle colline di Roppongi o dal modernissimo Skytree si resta con il naso all’insù a contemplare i fuochi d’artificio.

One Comment

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  1. Bellissimo articolo. Con dettagli e spiegazioni chiare e precise.
    Sarebbe bello vedere i nomi di festività, piatti o usanze(tutte le parole in grassetto) anche in caratteri Giapponesi
    どうもありがとう
    明けましておめでとうございます 2020
    ….anche se avrei dovuto scriverlo dopo il primo Gennaio…

    Liber

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