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Giappone: dalle megalopoli ai paesi deserti

Tokyo invasa

Tutti siamo abituati a vedere il Giappone come un luogo d’innovazione tecnologica e culturale, ma anche di splendidi paesaggi e paesi rurali che vengono molto spesso messi da parte per far spazio alle enormi megalopoli. Purtroppo, però, questo fenomeno non è per niente positivo, soprattutto per Tokyo che negli ultimi anni si sta vedendo invasa da milioni di persone provenienti da tutto il Paese. La situazione è al limite, tanto da spingere il governo a riconoscere questo problema e a offrire contributi a chi si trasferisce dalla capitale in altre città o paesi. Il sovraffolamento di queste zone crea danni anche ai piccoli paesi rurali che conservano ancora tradizioni antiche e non sono quasi per niente collegati con la parte più industrializzata e avanzata del paese. Ma andiamo con ordine.

Tokyo invasa

L’invasione di Tokyo e i piani del governo

Da più di vent’anni ormai la più grande metropoli nipponica registra più entrate che uscite, unico caso in tutta l’isola. Parlando di dati, indicativamente un cittadino giapponese su tre (39 milioni di persone su 120 circa) vive a Tokyo e nelle tre prefetture vicine e la città è ormai al limite. Per ovviare al problema il governo ha varato una riforma che concede un bonus di 3 milioni di yen (23.000 euro circa) a chi si trasferisce e cerca lavoro altrove. Il tutto, però, non è così semplice da affrontare, infatti, nella capitale troviamo la maggior parte delle migliori scuole e università, per non parlare delle aziende e delle istituzioni statali.

Esplodono le città e si svuotano i paesi

Ormai abbiamo capito che la situazione a Tokyo, Osaka e Okinawa è critica, ma da dove arrivano tutte queste persone? La risposta è alquanto semplice: dalle periferie. Zone come Sapporo o Sendai, infatti, si stanno completamente svuotando, come ha sottolineato anche l’esecutivo dell’attuale primo ministro Shinzo Abe quando ha presentato i propri progetti per combattere questo problema. Di recente è tornato in auge un altro fenomeno direttamente collegato all’invasione di Tokyo e dintorni: quello delle milioni di case abbandonate (secondo recenti stime sarebbero circa 10). Il tutto rischia di aggravarsi ulteriormente tanto che la superficie abbandonata, entro il 2040, potrebbe arrivare ad essere pari a quella dell’intera Austria.

Anche in questo caso il governo interviene per cercare di mettere una pezza assieme ad alcune aziende che permettono di ottenere alcune di queste case a prezzi stracciati o, addirittura, gratis (fatta, ovviamente, eccezione per le tasse e le spese commissionarie dell’azienda). È importante specificare che queste case sono state abbandonate dato che i precedenti proprietari sono morti e non avendo eredi sono andate in mano a queste aziende. Per trovare i diversi database delle aziende basta digitare su un qualsiasi motore di ricerca “Akiya” (lett. “casa abbandonata” n.d.t.).

Ma cosa succede ai pochi abitanti di questi paesi quasi disabitati?

Come già accennato prima gli ultimi abitanti di questi paesi quasi completamente abbandonati sono anziani che conservano ancora tradizioni antiche. Di per sè non è un fenomeno completamente negativo, dato che permette di farci conoscere direttamente alcuni lati affascinanti della cultura nipponica. Anche se questo non riesce a distogliere l’attenzione dai lati negativi: spesso infatti sono i giovani a dover continuare queste tradizioni anche controvoglia. Questo problema è stato evidenziato anche nel film di Makoto ShinkaiYour Name“, in cui la protagonista Mitshua è la figlia maggiore di una famiglia responsabile del tempio del loro paese, di conseguenza, dovrebbe diventare sacerdotessa nonostante la sua opposizione. A differenza del resto del Paese queste zone sono male oppure per niente collegate ai centri o tra di loro complicando ancora di più la situazione e accelerando il processo di invecchiamento e desertificazione.

Tokyo invasa

Infine, una situazione particolare che approfondirò in un prossimo articolo, è quella delle zone colpite dallo tsunami del 2011 e dalla conseguente onda di radiazioni scaturita dall’esplosione della centrale nucleare di Fukushima: città fantasma lasciate al loro destino e spesso invase dalla natura e dagli animali che ne hanno fatto la loro casa.

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