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Qual è il punto degli isekai?

genere isekai

La finzione riflette la natura. Costruire qualcosa di fittizio è un modo per contestualizzare ciò che ci circonda con gli strumenti a nostra disposizione, attraverso la pittura, la letteratura o il cinema. È per rappresentare il mondo attuale in qualche modo drammatizzato, o immaginarne uno completamente o anche solo in parte diverso? Nel nostro universo di connessioni e gratificazioni istantanee, il pubblico non è sempre alla ricerca di intrattenimento impegnato. E così si può tranquillamente far ricadere la propria scelta sul genere isekai, tra le altre cose.

Le discussioni sul meta sono diventate prassi comune in svariati campi da quando l’umanità è stata benedetta con il riconoscimento dei modelli fissi. Ma in un mezzo come gli anime, il meta non è solo una questione di riferimenti e richiami. Fin dalla fine degli anni 90, con l’avvento di Internet e la lenta ascesa della light novel nel panorama dell’intrattenimento giovanile, giocare e ribaltare apertamente tropi e archetipi era diventato estremamente in voga. Così, il meta degli adattamenti animati è cambiato nel tempo.

Il genere isekai

Ne deduciamo che risulta spesso pericoloso essere troppo consapevoli di sé. Questa fissazione sul meta distrae dagli elementi più interessanti presenti nel testo, soprattutto negli isekai. L’idea che si cela dietro alla vasta gamma di titoli che fanno indossare una stereotipata tutina all’interno di un mondo fantasy in stile JRPG è oramai sorpassata. Così come stanno per eclissarsi anche quegli anime che prevedono una leggera e minuscola svolta alla premessa per poi cadere poco dopo nella più completa banalità. Quindi, qual è davvero il punto degli isekai?

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Viviamo in quello che sembra essere il graduale crollo del genere isekai nel panorama degli anime. Non sembra che questa tendenza si esaurirà così presto, quanto piuttosto che incontri un lento e inesorabile calo d’interesse da parte del suo pubblico. Detto ciò, cosa possiamo trarne davvero? Molti scrittori hanno già affrontato la suddetta domanda e le conseguenti risposte possibili. Quelle che approfondiremo saranno le concrete implicazioni del genere nei termini di ciò che gli isekai propongono: immaginare un mondo migliore rispetto a quello in cui ci troviamo ora.

La parola “migliore” è ovviamente del tutto soggettiva, ma potremmo ugualmente arrivare a conclusioni degne di nota. Per la maggior parte dei vanilla isekai (uno dei suoi sottogeneri) l’obiettivo è trascinare il protagonista e il lettore, o spettatore che sia, in un mondo in cui la loro fissazione da otaku è la risposta a tutti i problemi. Il motivo per cui la narrativa metatestuale è popolare è praticamente già presente nella sua stessa definizione. Le persone sanno già che gli piace quello che gli piace, quindi fare allusioni a modelli standardizzati e sovvertirli è un modo semplice per guadagnare nuovo pubblico che entra in contatto con la serie.

Il contesto è importante

Per chi non lo sapesse, Syosetsu.com, noto più comunemente con il suo nome completo, Shousetsuka ni Narou, è un sito che consente agli utenti di pubblicare e promuovere le proprie web novel. Log Horizon, Mahouka, Death March, Ascendance of a Bookworm: tutti titoli nati dalla stessa fonte.

Con qualsiasi genere di narrativa, il modo migliore per capire da dove proviene è esaminare il contesto in cui è stato creato e le condizioni materiali di coloro che gli danno vita. Per quanto riguarda la scena della web novel giapponese, Shousetsuka Ni Narou è un sito libero e vanta di una comunità molto attiva. Ha svolto così un ruolo importante nella democratizzazione del processo di scrittura di alcuni anime.

Ciò significa che un’intera generazione ha la possibilità di creare veicoli autocoscienti di origine comunitaria per racconti iper-focalizzati che affrontano praticamente qualsiasi strana fissazione in modo specifico. Unanimamente e implicitamente ha approvato e utilizzato come mezzo un’ambientazione fantasy JRPG.

Chi partorisce queste storie lo fa di solito nel proprio tempo libero, altrimenti e generalmente impegnato altrove. Non spreca effettivamente chissà quali profondi pensieri nel realizzare i vari mondi in cui sono ambientate.

Qual è il punto?

Risulta interessante notare come un gruppo di persone che passa il tempo a scrivere vicende su quanto sia insoddisfacente e monotona la vita di tali individui lo faccia solo per avere un escamotage e portarli poi dentro il contesto di una light novel fantasy.

Il pubblico di destinazione per la maggior parte di questi tipi di storie è quello che idealmente ha la fissazione di interpretare, in qualche modo, un frustrato otaku esperto di genere che incredibilmente viene catapultato in un mondo in cui solo la sua strana fissazione può risolvere i problemi di tutti. Non è semplice indulgenza.

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