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Fukushima: Storia di un disastro e di una ferita ancora aperta

Disastro Fukushima

L’11 marzo del 2011 è sicuramente la pagina più nera della storia del Giappone contemporaneo. Quel giorno, infatti, un terremoto di magnitudo 9 ha scatenato uno tsunami con onde alte decine di metri che si sono scontrate anche sulla centrale nucelare di Ōkuma, prefettura di Fukushima. Il conteggio ufficiale dei morti si assesta sui 15.893, ma altre 2.553 persone non sono state mai trovate. Il disastro di Fukushima è stato classificato come incidente di livello 7 sulla scala INES (livello massimo possibile) ed è paragonabile solamente alla catastrofe di Černobyl’. Gli sfollati sono stati centinaia di migliaia e i danni all’ambiente inimmaginabili, soprattutto per quanto riguarda il mare, in cui si sono riversate svariate tonnellate di materiali radioattivi.

Disastro Fukushima

La dinamica dell’incidente

Prima di iniziare a parlare dell’incidente, è importante specificare che quando si parla di centrale nucleare di Fukushima, si intendono vari siti gestiti dall’azienda TEPCO (Tokyo Electric Power Company). In particolare sono 6 i reattori che nell’insieme formano l’impianto. Di questi, i primi tre sono stati completamente distrutti a causa del meltdown completo del nocciolo. L’edificio 4 ha subito lievi danni, mentre il 5 e 6 non sono stati scalfiti dall’incidente (dato che tutti e tre erano stati spenti per via di una manutenzione).

La causa dell’incidente è stato il terremoto di magnitudo 9 che ha scatenato un maremoto spaventoso mietendo migliaia di vittime.

Disastro Fukushima

Le conseguenze del disastro

Premetto che parlerò solamente delle conseguenze dovute alla distruzione della centrale nucleare sopra citata (e non dello tsunami), per non appesantire troppo l’articolo sfociando in un argomento molto più complesso.

Le vittime

Il giorno dell’incidente, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza da parte di TEPCO, le autorità hanno fatto evacuare le 1000 persone che risiedevano entro 3 km dall’impianto. Nei due giorni successivi, però, le operazioni si estesero e l’azienda dichiarò al governo di aver allontanato tutti gli individui che si trovavano in un raggio di 20 km dal sito dell’incidente. La situazione non fece altro che peggiorare gradualmente, arrivando a vietare l’accesso della zona precedentemente svuotata e allontanando i cittadini di altre 5 città che non si trovavano in quel raggio. In totale, coloro che si ritrovarono senza una casa nel giro di qualche giorno arrivarono a quota 184.670.

Fortunatamente, solo una persona (a quanto detto dal governo) è morta per cause direttamente ricorducibili alle radiazioni. Inoltre, 16 civili rimasero coinvolti nelle esplosioni di idrogeno, mentre 2 operai furono trasportati in ospedale per delle presunte ustioni da radiazioni.

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I danni economici della catastrofe

Non avendo cifre assolute, al momento possiamo affidarci solamente alle più recenti stime (risalenti al 2016). I danni del disastro economico sono elevatissimi: per la decontaminazione, infatti, sono necessari ben 15 miliardi di dollari e un intervento di circa 20 anni. Altri 60 miliardi, invece, saranno dati agli sfollati come risarcimento. Il governo ha stimato che i costi diretti si aggirerebbero, in totale, intorno ai 188 miliardi.


Fino ad ora, però, non sono stati valutati i costi delle case, terreni agricoli e attività commerciali che si trovavano in quegli 800 km quadrati e le uniche stime, in questo caso, risalenti al 2012, variano enormemente tra i 250 e i 500 miliardi di dollari.

Ovviamente non è da sottovalutare il costo dei 300 miliardi di kWh che la centrale produceva ogni anno e che il governo ha dovuto rimpiazzare con una spesa pari a 200 miliardi di dollari perlopiù in carbone, petrolio e gas metano.

Il disastro ambientale

Come ogni disastro nucleare di questo calibro, l’ambiente ha subito danni inquantificabili soprattutto a causa delle radiazioni che ancora oggi sono uno dei problemi principali. Nell’immediato non si è potuta fare una stima accurata dei danni, arrivando a sottovalutare il tutto. A distanza di 8 anni dall’evento il livello dei raggi γ è così alto da rallentare il processo di bonifica del territorio. Secondo le stime ci vorranno ancora decenni per poter accedere a quelle zone.

Questo, però, rappresenta il danno che, per certi versi, è tangibile e direttamente quantificabile. Quelli che si possono solamente stimare sono gli effetti negativi causati dal riversamento delle sostanze chimiche contenute nelle piscine di raffreddamento che sono colate nel terreno, ma soprattutto in mare.

Circa 14 milioni di tonnellate (stimate) di materiale da costruzione contaminato stanno venendo immagazinate in alcuni container, ed ancora oggi non si sa come trattarli. Per quanto riguarda il mare, invece, circa 1000 tonnellate di acqua, usata per raffreddare i reattori, si sono riversate a causa di un tifone.

Le scelte del governo

Ovviamente, nessuno è rimasto a guardare mentre la vita delle persone cadeva a pezzi per colpa di una centrale nucleare esplosa, e neanche la Yakuza è rimasta con le mani in mano. A maggior ragione il governo negli ultimi 8 anni ha adottato moltissime contromisure, non sempre moralmente corrette, dovendosi abbassare a scelte di convenienza per cercare di risparmiare il più possibile.

Nonostante gli alti livelli di radiazioni il governo ha messo in campo una squadra di 5.500 persone che lavorano per decontaminare la zona e cercare di salvare tutto il salvabile. Ancora oggi i reattori danneggiati vengono raffreddati e dal 2013 è stato messo in funzione l’impianto per la depurazione dell’acqua usata in questo processo. Al fine di evitare che le acque residue continuino a defluire nel mare è stata usata una soluzione degna di un anime fantasy: il terreno attorno alla zona è stato completamente congelato.

Disastro Fukushima

Per alleggerire il carico degli sfollati, il governo, a partire dal 2017, ha aumentato la soglia di radiazioni da 1 mSv (millisivert, unità per la misura della quantità di radiazioni) a 20 mSv. In questo modo le persone senza casa sono diminuite fino ad arrivare a quota 55.000. Proprio per questo le persone che prima erano costrette a vivere in container prefabbricati e che hanno potuto fare ritorno alle proprie case, ora perdono ogni indennità per il reinserimento.

2 Comments

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  1. Bellissimo articolo. Mette assolutamente in chiaro come l’energia nucleare è troppo pericolosa e, a lungo andare, più costosa dei sistemi convenzionali: basta un incidente per perdere qualsiasi immaginabile guadagno si potesse avere da un sistema di centrali nucleari. Come è evidente da questo articolo, i danni totali saliranno oltre le migliaia di miliardi di dollari, senza considerare quanto sia ingiusto aumentare la soglia di 20 volte per ridurre il numero di sfollati.

    • Inizio con il ringraziarti per il complimento e, ovviamente, per aver speso del tempo per commentare. Come hai detto, la fissione nucleare non è di certo un buon metodo per produrre energia, se avessero puntanto prima di tutto sull’energia rinnovabile avrebbero risparmiato tutti quei miliardi di dollari spesi in carbone, petrolio e gas, facendo un investimento che avrebbe fruttato per molto più tempo. Aumentare la soglia è stata una cosa molto criticata anche in patria, di certo non porterà altro che danni. In questi tempi il governo è in fissa per le olimpiadi del 2020 e sono arrivati a ignorare in parte le operazioni di bonifica e altri investimenti.

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