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Recensione: Dragon Ball Super – Saga del prigioniero della pattuglia galattica

Il 22 Dicembre 2021 è uscito, in tutte le fumetterie italiane, il volume 15 di Dragon Ball Super. Con questo volume, si conclude ufficialmente la Saga del prigioniero della pattuglia galattica.

Leggerla è stato un viaggio colmo di alti e bassi. Era ormai da almeno un anno che tutto il mondo parlava del prodigioso nuovo villain quando comprai il primo volume. Da allora, decisi di rimanere in pari con le uscite italiane. È stata una scelta discutibile, data l’alta mole di spoiler causatami dal netto ritardo rispetto alle uscite giapponesi. Tuttavia, leggere le avventure dei miei eroi su carta è stata una bella esperienza.

Leggere l’ultimo capitolo ha rappresentato, per me e per molti lettori, la fine di un lungo viaggio. Un viaggio fatto di alti e di bassi, come dicevo in precedenza. In questo articolo vorrei tirare le somme con voi: com’è, a conti fatti, l’ultima saga di questa eterna epopea?

La Trama

Il rapimento di Majin Bu e il combattimento su Neo Namek

La saga si apre con l’apparizione di un misterioso gruppo venuto sulla Terra per portare via Majin Bu dalla casa di Mr. Satan, dove viveva. Goku e Vegeta si oppongono al rapimento, ma il capo del gruppo, Merus, li mette al tappeto e cattura anche loro. Dopo il risveglio, i nostri protagonisti scoprono che i rapitori non sono altro che i membri della Pattuglia Galattica: si tratta di un corpo di polizia il cui ruolo è quello di mantenere l’ordine nella Via Lattea. Quest’ultima deve affrontare Moro, un criminale intergalattico evaso di prigione.

Attraverso un flashback, scopriamo che Moro è stato già affrontato, 10 milioni di anni prima, dal vecchio Grande Kaioshin, che fu costretto a sigillare la magia di quest’ultimo grazie ad una tecnica inventata da lui stesso, il Kai Kai Matoru. Il potere di Moro, infatti, gli permette di divorare l’energia vitale di interi pianeti, portandoli alla morte.

Il motivo del rapimento è presto spiegato: la Pattuglia vuole risvegliare il potere del Grande Kaioshin, assorbito in passato da Majin Bu. Intanto, Moro viene avvistato su Neo Namek, intento ad impadronirsi delle Sfere del Drago per recuperare la sua magia. Goku, Vegeta e Majin Bu si fiondano sul posto per affrontarlo, ma vengono nuovamente sconfitti. Il potere del Grande Kaioshin è ormai andato perduto insieme alla parte malvagia di Majin Bu, che non riesce a replicare il Kai Kai Matoru.

Moro ruba l’energia di Goku e Vegeta

La battaglia sulla Terra

Con le Sfere del Drago, Moro recupera i poteri, fa evadere tutti i carcerati della Pattuglia e ricomincia a divorare l’energia di diversi pianeti. Contemporaneamente, Goku si allena con Merus. Questo rivela di essere un angelo, apprendista di Whis, dimostrando di saper usare l’Ultra Istinto, tecnica che Goku non ha ancora padroneggiato a pieno dopo gli eventi del Torneo del Potere. Vegeta, invece, si reca su Yardrat per imparare una nuova tecnica e vendicarsi dell’umiliazione subita.

Moro e i suoi giungono sulla Terra, dove affrontano i guerrieri Z. Tra i carcerati più forti, abbiamo l’androide Seven-Three, capace di copiare i poteri dei suoi avversari, che mette in seria difficoltà i nostri eroi. La situazione di stallo dura per poco, poiché giungono sul campo di battaglia anche Goku e Vegeta a salvare la situazione (come al solito). Vegeta ha appreso una tecnica in grado di far disperdere l’energia dell’avversario attraverso gli attacchi fisici. Moro viene messo alle strette, ma alla fine riesce a cavarsela assorbendo Seven-Three.

Rientra in scena Merus e, nella sua forma angelica, decide di affrontare Moro per fargli perdere i poteri acquisiti da Seven-Three. Facendo ciò, riceve il giudizio del Gran Sacerdote, padre di tutti gli angeli, e viene cancellato dall’Universo. Goku, quindi, impara ad utilizzare la versione completa dell’Ultra Istinto e affronta Moro, sconfiggendolo.

I Personaggi

Moro e il ritorno a Dragon Ball Z

Moro, il divoratore di pianeti

L’antagonista caratteristico della saga è Moro, uno stregone intergalattico dall’aspetto caprino. Analizzandone il carattere, notiamo come Toyotarō abbia ascoltato le richieste del pubblico di ritornare agli antagonisti tipici di Dragon Ball Z. Moro è un essere puramente malvagio, esattamente come Freezer, Cell e Kid Bu. Non ha nessun vero scopo nella vita, se non quello di divorare pianeti e accrescere la sua potenza.

Per quanto riguarda le sue abilità, invece, abbiamo una novità. Moro, infatti, è il primo cattivo di Dragon Ball a dipendere interamente dalla propria magia. Per quanto si possano fare dei riferimenti al vecchio Babidi, quest’ultimo non era né il villain principale della sua saga, né era solito usare la magia per potenziare la propria forza fisica. Moro, seppur molto forte fisicamente, senza i suoi poteri verrebbe facilmente sconfitto dai protagonisti.

Si tratta di un aspetto importante che viene spesso sfruttato dai nostri eroi. Ad esempio, Vegeta apprende una tecnica adatta ad invertire il potere di Moro. Lo stesso Moro si preoccupa, in numerose occasioni, di raccogliere energia attraverso la magia per combattere testa a testa con Goku.

A queste caratteristiche narrative degne di nota, si aggiunge un character design iconico e originale. L’aspetto fisico di Moro lo rende il protagonista assoluto della tavola, rimanendo impresso nella mente del lettore.

Vuoi conoscere le nostre prime impressioni su Moro? Leggi qui.

L’apprendista angelico, Merus

Merus della Pattuglia Galattica

Altra aggiunta alla lunga lista dei personaggi di Dragon Ball è Merus. L’apprendista di Whis presenta un carattere poco innovativo nel mondo della narrativa, in quanto si tratta del classico eroe, disposto a sacrificare se stesso pur di salvare l’Universo. I suoi comportamenti risultano spesso prevedibili, riducendo i colpi di scena solo al momento in cui rivela la sua vera forma.

Nulla di nuovo nemmeno dal punto di vista estetico, che si limita a rappresentare una figura dall’aspetto giovanile, vestita in divisa nella maggior parte delle scene. L’unica reale necessità riscontrata nell’inserirlo riguarda il compito di allenare Goku, oltre che il già citato sacrificio.

Il futuro del personaggio risulta, però, ancora incerto. Sappiamo, infatti, che il Gran Sacerdote ha deciso di resuscitare Merus senza i suoi poteri angelici. Anche questa scelta risulta poco credibile: perché il Gran Sacerdote, da sempre neutrale e ligio ai propri compiti, ha graziato proprio Merus? Dopo la scomparsa dei suoi poteri, è possibile che diventi secondario come gli altri guerrieri Z. Per quale motivo, dunque, resuscitarlo facendo perdere il senso al suo sacrificio?

Gli evasi e i guerrieri Z

Da sinistra: C-18, C-17, Piccolo, Gohan, Jaco (in alto), Sevent-Three e Shimorekka

Gli evasi del carcere galattico sono un altro punto negativo della saga. Nessuno di loro presenta un carattere davvero originale, in grado di rimanere impresso nel lettore. Gli stessi combattimenti fra loro e i guerrieri Z, per quanto interessanti, appaiono come il solito riempitivo, necessario ad allungare la storia e dare spazio ai vecchi personaggi.

Degno di nota è l’estetica dei combattenti, che si riconferma versatile e originale. Ogni singolo evaso, anche chi riveste un’importanza minore nella storia, ha un design caratteristico che ne rispecchia il carattere e contribuisce a rendere variegata la tavola.

Il comparto dei personaggi secondari riconferma, nel bene e nel male, lo stile tipico di Dragon Ball da Z ad oggi: personaggi poco originali, utili a costruire combattimenti di intramezzo interessanti, ma incapaci di rimanere nei ricordi del lettore.

Lo sviluppo di Vegeta

Vegeta salva il piccolo Esca

Vegeta è forse uno dei personaggi che più si sono sviluppati in questa saga. Il viaggio a Neo Namek ha riportato alla sua mente numerosi ricordi spiacevoli, riguardanti gli eventi della saga di Freezer. Anche in quel caso, un cattivo intergalattico faceva strage dei poveri namecciani per avere le Sfere del Drago, ma Vegeta non si trovava dalla cosiddetta “parte dei buoni”. Nonostante avesse ormai tradito Freezer, anche lui cercava le sfere, e anche lui ha ucciso e torturato numerosi innocenti.

In questa storia, notiamo il suo senso di colpa nei confronti dei namecciani. Sono passati molti anni dagli eventi del primo Namek e Vegeta ha avuto modo di dimostrare più volte di aver acquistato compassione, nonostante il suo carattere orgoglioso sia rimasto. Ed ecco che, per la prima volta, Vegeta dimostra di essere in grado di mettere da parte persino l’orgoglio: quando Goku non lo può sentire, si “abbassa” addirittura a chiedere scusa ad un namecciano per ciò che è successo in passato.

Questo evento riconferma ciò che ho già scritto in un vecchio articolo, ovvero che Dragon Ball Super è in grado di presentare sviluppi validi, nonostante le costanti critiche rivoltegli. Toyotarō si è dimostrato in grado di prendere l’eredità di Toriyama, talvolta migliorando il lavoro del suo maestro.

Il ruolo di Goku

Lo scontro finale fra Moro e Goku

Il ruolo di Goku è forse uno degli aspetti più negativamente simili alle vecchie saghe. Il ritorno di certi cliché risulta quasi fastidioso: esemplare è la scena in cui, dopo aver battuto Moro, finisce per salvarlo con i fagioli Senzu, invece di dargli il colpo di grazia. Il volume 14, infatti, si conclude con un Moro stremato che chiede pietà a Goku, il quale si strappa la maglietta in risposta. Nel volume successivo, però, quello che si presenta ai nostri occhi è il solito pietismo spudorato di Goku che, come nei migliori dei cliché di Dragon Ball, vorrebbe poter riaffrontare Moro.

Anche in questa saga, Goku rischia di diventare una macchietta, nonostante la sua importanza decisiva nello sviluppo della trama. Il suo percorso andrebbe svecchiato; e se, per una volta, Goku provasse puro odio nei confronti dell’avversario, come già testato nella Saga della resurrezione di “F”? Questi sono i punti che vorrei vedere sviluppati nel futuro della serie. È giusto voler mantenere l’archetipo originale costruito su di lui, purché non lo si banalizzi e lo si rinnovi di tanto in tanto.

La stessa scelta, di far scontrare Goku e Moro nel combattimento decisivo, risulta forzata. Come abbiamo già detto in precedenza, il personaggio più emotivamente segnato dagli eventi è stato Vegeta. Sarebbe sembrato, quindi, più azzeccato far combattere lui. La scelta di utilizzare Goku riguarda la necessità di rendere l’Ultra Istinto uno stato raggiungibile dal protagonista in ogni momento, a differenza della saga precedente. Per questo motivo, risulta poco in linea con gli eventi appena passati.

Si nota, in aspetti come questo, la paura di Toyotarō di fare qualcosa di realmente diverso dal passato. Paura comprensibile, date le reazioni negative dei fan ai piccoli cambiamenti già apportati.

L’aspetto grafico

Come si presenta graficamente questa saga di Dragon Ball Super? Sicuramente, la possibilità di Toyotarō di poter lavorare indipendentemente da ciò che è stato fatto nell’anime ha portato miglioramenti. Le vignette appaiono meno “incastrate” nella necessità di concludere le saghe in un tempo limitato. Sotto un certo punto di vista, possiamo considerare quelle già passate come una palestra di allenamento per Toyotarō e, questa, la sua prima vera saga.

I tempi narrativi vengono gestiti bene, alternando tavole pregne di dialoghi con sequenze di combattimento molto scorrevoli. L’azione risulta sempre fluida e comprensibile, consentendo al lettore di divorare intere sequenze narrative in poco tempo. Rimangono quindi le caratteristiche classiche della serie, senza eccessive innovazioni, al netto di un miglioramento generale nella qualità dei disegni.

Conclusioni

La saga del Prigioniero della pattuglia galattica risulta, tutto sommato, una storia valida in linea con le caratteristiche tipiche della serie. Al netto di novità non troppo incisive e presenza di cliché, l’opera risulta comunque godibile. Il ritmo narrativo, nonostante stagni leggermente nella fase di allenamento dei protagonisti, appare incalzante per il resto della storia, trascinando il lettore fino all’ultima tavola.

Si è sentita una forte necessità degli autori di tornare a un “cattivo” e a una storia più simile a quelle di Dragon Ball Z, ascoltando le richieste dei fan. Il compito è stato assolto con risultati buoni, nonostante questo porti con sé poche novità all’opera nel complesso, per ovvi motivi.

Il nuovo villain, Granolah

Nell’ultimo capitolo, ci è stato presentato il villain della nuova saga. Si tratta di Granolah, un personaggio la cui origine ci è ancora sconosciuta, dotato di un oculare in cui è installata un’intelligenza artificiale. La sua presentazione, sin dalla primissima apparizione, attira l’interesse del lettore.

Concludiamo, quindi, augurandoci che questo nuovo inizio possa essere all’altezza, se non migliore, dei precedenti, portando una ventata di novità decisamente necessaria.

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Pubblicato da
RotoPalla

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