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Commenti a caldo – Blade of the Immortal

Blade of the Immortal ( 無限の住人, Mugen no Jūnin, lett. “L’abitante dell’infinito“) è una serie animata trasmessa in Italia da Prime Video. Tratto dall’omonimo manga scritto e disegnato da Hiroaki Samura, pubblicato a partire dal lontano dicembre 1993 e conclusosi nel Natale del 2012.

La realizzazione dell’anime è stata affidata allo studio Liden Films, relativamente nuovo data la sua fondazione nel 2012, ma che annovera già serie animate di livello come Terra Formars e Arslan Senki. Alla regia, invece, troviamo Hiroshi Hamasaki, che di esperienza ne ha sicuramente molta, tra le sue opere più famose troviamo Texhnolyze, non c’è bisogno di aggiungere altro. La sceneggiatura è stata affidata a Makoto Fukami, giovane talento dell’animazione giapponese, artefice della serie animata di Psycho-Pass. Per la colonna sonora troviamo invece una musicista alla prima esperienza nel campo dell’animazione, Eiko Ishibashi.

Trama

Manji è uno spadaccino marchiato dalla maledizione della vita eterna. È cresciuto stanco di vivere con tutta la morte che ha creato intorno a lui. Non sa fare altro che uccidere, così decide di attuare un piano per recuperare la sua mortalità: uccidere cento uomini malvagi per ogni uomo buono che ha ucciso. La vecchia strega, fautrice della maledizione, accetta la sua proposta. Durante il viaggio incontra una giovane ragazza, Rin, alla ricerca di vendetta contro la scuola di spada che ha assassinato la sua famiglia. Uniti in questo viaggio sono alla ricerca di pace si aiuteranno a vicenda per evitare di essere consumati dalla vendetta.

Impressioni a “caldo”

In questo articolo alcuni membri dello staff di Otaku’s Journal andranno a riportare le loro impressioni personali ad ogni episodio del succitato anime. L’articolo sarà aggiornato ogni volta che un nuovo episodio verrà rilasciato. Ovviamente aspettiamo anche i vostri commenti.

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Attenzione: sono presenti spoiler!


Act I – A meeting

il_baghi

Il primo episodio per me si potrebbe descrivere con una sola parola: promettente. Non avendo nè letto, nè visionato i prodotti precedenti a questo (nella fattispecie il manga da cui è tratto e la prima trasposizione animata), le aspettative erano pressochè nulle. Conoscevo solo la trama, a grandi linee… E invece lo stupore per quanta carne abbia potuto mettere al fuoco, si è impossessato di me.
Una partenza assolutamente non banale, diretta, senza fronzoli. Pochi minuti iniziali di puro caos, apparentemente decontestualizzati, che forse confondono lo spettatore. I colori tenui, così lontani dall’essere brillanti, e questo smodato uso del bianco accecante, trasmettono una gravità non indifferente. Un insieme di aspetti forse non ancora nitidi creano senza dubbio l’atmosfera perfetta per determinate scene dove la tensione è regina. Scene crude, forse un po’ “forti” per me, ma assolutamente azzeccate ed in linea con tutto il resto.
Si allontana dal classico anime stagionale, di solito leggero e sgargiante. Siamo già (quasi) nel vivo della storia, ed è insolito. Promettente, appunto.

Vieilocean

Premetto di non aver letto mai l’opera originale scritta da Hiroaki Samura. Ammetto di essere stato attirato alla visione di questo anime quasi esclusivamente dalla stima che provo nei confronti del regista Hiroshi Hamasaki, artefice della direzione di quel capolavoro intitolato Texhnolyze. E sarò onesto, qualche aspettativa me la sono fatta.

Inizio a vedere il primo episodio, e resto piacevolmente sorpreso nello scoprire come la scena iniziale è un tributo all’incipit di Texhnolyze. Il flashback sul passato di Manji è girato allo stesso identico modo della scena di combattimento presente nei primi minuti di Texhnolyze. Un bianco quasi accecante, un filtro a metà tra un’interferenza e una cinepresa analogica, i suoni tutti sordi escluso il “rintocco” del mulino. Un omaggio velato ma estremamente evocativo, che non va in alcun modo ad intaccare lo spirito dell’opera di Samura.

Passando alla trama e ai personaggi, essendo il primo episodio non c’è molto da dire, tuttavia risulta palese il target di pubblico a cui è destinata l’opera, ovvero a soli adulti. Non tanto per le numerose scene cruente, ma per l’atmosfera disturbante nella quale l’anime fa piombare lo spettatore. La scena dove il primo componente dell’ Itto-Ryu svela le teste delle sue amanti cucite sulle spalle, difficilmente svanirà dalla mia mente.


Act II – Founding

il_baghi

Se il primo episodio era stato giudicato nell’insieme, avendo quel sentore di novità, nel secondo l’attenzione è posta maggiormente sui personaggi e le loro vicende. Avverto una certa malinconia, un senso di pesantezza al cuore durante la visione. L’anime continua a trasportare, con semplicità e maestria. Conosciamo meglio Mr Manji, che altro non sembra se non il classico uomo isola. I tratti e le cicatrici del suo volto si rifanno al suo esplicito pragmatismo, così distintivo.
La scena che mi ha colpito di più è stata il dilemma su quale tipo di rosso fosse il più adatto per dipingere, per sprigionare l’essenza calda di questo colore. E quale meglio di quello del sangue? Il rosso per antonomasia. Questa chicca è stata l’apice dell’episodio, per quanto mi riguarda.
La trama, invece, come si evolverà? Rin e Manji continueranno a fare “coppia” o le loro strade si divideranno? Saranno sempre i loro avversari a scovarli, oppure sarà l’improbabile duo ad indire una caccia all’uomo (o agli uomini) per pura vendetta?
Menzione speciale per la ending: titoli di coda, buio. Solo il suono di quello che parrebbe uno shamisen. Sipario. Tutto è stato incastrato alla perfezione. Un inchino.

Vieilocean

Il secondo episodio è diviso fondamentalmente in due parti. La prima è dedicata al pittore/samurai, un personaggio alquanto eccentrico, al punto da trasformare notevolmente i toni dell’anime rispetto a quanto visto fino ad ora. Quell’aura di solennità che circondava il primo episodio, viene infatti infranta da un velo di comicità e leggerezza, che mi ha sinceramente spiazzato. Non in senso negativo, al contrario, mi ha stupito la capacità di Samura di passare abilmente da scene disturbanti, come il guerriero a tre teste dell’Itto-Ryu del primo episodio, a vere e proprie gag comiche; basti pensare alla faccia del pittore quando gli viene calpestato il dipinto.

Nella seconda parte tornano i toni cupi del primo episodio. Molto evocativo lo scenario dove si svolge il combattimento tra Manji e Taito Magatsu. Quest’ultimo, a differenza dei precedenti guerrieri dell’Itto-Ryu, riesce a sopravvivere alla spada di Manji, probabilmente rivestirà un ruolo importante più avanti nella trama. Ma arriviamo al nodo di questo secondo episodio: è possibile che Manji sia spinto a proteggere Rin solamente perché vede in lei la sorella che non è riuscito a proteggere anni prima? Se fosse così risulterebbe esageratamente banale. Ma è troppo presto per dare giudizi… Sono ancora molti i tasselli mancanti.


Act III – Dream Pangs

il_baghi

La musica iniziale è semplicemente evocativa, verrà poi ripresa in un momento chiave della narrazione. Trasporta lo spettatore con dolcezza ma decisione, lontano dal luogo in cui si trova.
Di questa puntata mi sono rimaste impresse due cose: gli occhi di Manji e il sangue. I primi, di un grigio profondo, penetrano lo schermo e comunicano molto più di quanto facciano le sue parole. Eloquenti, soprattutto durante l’incontro con Makie. Il sangue in questo frangente diviene il re: viene fatto schizzare in modo prepotente, come su una tela dove si adagia perfettamente.
La battaglia con Makie sembra essere più impegnativa del previsto – ho apprezzato particolarmente la finestra sulla sua vita, che ci mostra la condizione della donna a quei tempi – e i movimenti dei due sono molto realistici e ben definiti. Rin ancora una volta salva Mr Manji, in un modo apparentemente dettato dal caso, ma in realtà grazie alla sua dedizione e al fatto di avere uno scopo ben preciso per andare avanti. Pare essere questo il loro destino. I nemici uno dopo l’altro si dileguano, restano loro due sul sentiero. Chi sarà il prossimo? Spero vivamente non diventi una formula canonica questa, anche se la vedo dura.

Vieilocean

Il terzo episodio è incentrato su Makie Otonotachibana, un personaggio meraviglioso, creato ad arte da Samura. Attraverso la storia di Makie, l’autore descrive la figura della donna ai tempi dello shogunato Tokugawa. Un periodo storico nel quale le donne non avevano alcun valore, se non quello di mero oggetto sessuale. Makie diventa una spadaccina proprio per fuggire dal mondo della prostituzione. Ma il destino non è clemente con lei. Makie si innamora di Kagehisa Anotsu, il leader dell’Itto-Ryu, ma è consapevole come quest’ultimo vuole solamente sfruttare la sua abilità con la spada. Qui si concentra il dilemma esistenziale di Makie: essere una prostituta o un spadaccina? Essere sfruttata per la sua bellezza o per la sua bravura? Dare piacere agli uomini o ucciderli? A Makie non piace nessuna delle due possibilità. Nel finale dell’episodio, viene convinta da Rin a risparmiare Maji. La giovane ragazza le mostra qualcosa che lei non possiede, un motivo per combattere. Per questo motivo Makie abbandona la vita da spadaccina e torna a fare la prostituta. Ripeto, personaggio bellissimo, spero soltanto che non sia la sua ultima comparsa.


Act IV – Rin at Odds

il_baghi

Devo ammettere che questo è l’episodio che mi è garbato di meno fino ad ora, sarà per la quasi assenza di Manji?
Rin non riesce a tenere in piedi la scena da sola, fortunatamente ci pensa Kagehisa Anotsu, nonchè nemico numero uno della ragazza. Il leader dell’Itto-Ryu appare quasi accondiscendente, le spiega pacatamente che i sentimenti che li guidano non sono poi così dissimili: Rin vuole vendicare il padre, ucciso da Kagehisa, così come lui l’aveva assassinato per lo stesso motivo.
Mi è sembrato tutto molto artefatto, una parentesi moralista che forse non meritava il tempo che si è presa.

Vieilocean

Il quarto episodio getta un po’ di luce sul misterioso antagonista dell’anime, Kagehisa Anotsu, leader dell’Itto-Ryu. L’episodio comincia con un flashback sul passato di quest’ultimo, incentrando l’attenzione sulla figura autoritaria del nonno. Finito il flashback, la scena torna su Manji impegnato a insegnare qualche colpo di spada a Rin. Tuttavia la ragazza sembra non avere alcuna attitudine al combattimento. Dispiaciuta, va nel bosco a distrarsi un po’. Il fato vuole che lì incontri proprio l’obiettivo della sua vendetta, Kagehisa Anotsu. Dopo un brevissimo scontro, data la manifesta inferiorità di Rin, Kagehisa spiega il motivo per il quale ha ucciso il padre della ragazza: vendetta, lo stesso sentimento che sta spingendo anche la giovane protagonista. Inoltre, Kagehisa le spiega i valori del suo dojo: utilizzare qualsiasi arma con qualsivoglia stile di combattimento, l’importante è lottare uno contro uno. Una blasfemia per i dojo canonici che seguono ferree regole per ogni stile di combattimento. Nel finale di episodio la narrazione torna sul passato di Kagehisa, sempre attraverso un flashback spiega come sia riuscito, in giovane età, a diventare il leader dell’Itto-Ryu.

Ho un unico dubbio sull’intero episodio: chi è la ragazza che salva la vita a Kagehisa quando era bambino? In quei pochi frame che la raffigurano sembra assomigliare terribilmente a Rin, il taglio degli occhi e il kimono cremisi sembrano essere fin troppo simili. Ma per ovvi motivi (temporali) è impossibile che si tratti di lei. Chissà se verrà mai svelata l’identità di questo misterioso personaggio.


Act V – Song of the Bugs

il_baghi

Finalmente un personaggio come si deve: Eiku Shizuma. Fa capolino dunque un altro immortale (o quasi), chi se lo sarebbe aspettato? C’è da dire che molti risvolti paiono abbastanza telefonati, come l’incontro tra lui e Manji: chi ha davvero pensato fosse un monaco? O come l’inequivocabile fine dell’episodio, dove le parole di Rin riescono, in un modo o nell’altro, ancora, a far desistere qualcuno.
L’intera faccenda dei bloodworms è poi per me alquanto affascinante. Nonostante donino una rigenerazione dei tessuti e delle ferite molto veloce, non rendono “veramente” immortale qualcuno. O meglio, non a tempo indeterminato. Ci viene detto e mostrato chiaramente.
Altro aspetto che viene enfatizzato particolarmente sono i tratti del viso. Sono quasi… Reali. Non c’è altro modo per descriverli. Eseguiti in maniera magistrale, rendono i personaggi sempre più verosimili. Vivi.
Ora non ci resta altro che attendere gli sviluppi, soprattutto per quanto riguarda il fatidico incontro (o meno) con Kagehisa.

I secondi iniziali su quello sfondo bianco richiamano il leitmotiv della puntata: i bloodworms. Sale di diritto in cima alle mie preferenze, scivoloni (forse) prevedibili a parte. Molto bella e sentita.

Vieilocean

Dopo il surreale interludio della precedente puntata, la narrazione torna alla sua forma canonica. Il quinto episodio è infatti incentrato su di un altro guerriero dell’Itto-Ryu, Eiku Shizuma. Come è avvenuto per tutti gli altri, la lotta mortale che ne scaturisce è sopratutto morale/psicologica/filosofica. Eiku possiede infatti la stessa capacità di Manji: l’immortalità. Avendo vissuto più di duecento anni, Eiku ha visto morire innumerevoli persone a lui care, e ne ha uccise altrettante. Il tema dell’episodio non è la morte, ma il terrore di non lasciarsi nulla dietro dopo essere passati a miglior vita. Per questo Eiku propone a Manji di unire le loro forze per uccidere Anotsu, vuole prendere le redini dell’Itto-Ryu e diventare chi rivoluzionerà il mondo della spada, lasciando quindi un segno indelebile nella storia dell’umanità. Anche questa volta è Rin salvare la vita di Manji. La giovane ragazza convince Eiku che la sua filosofia di vita non ha avuto e mai avrà senso, per questo il samurai centenario si lascia colpire mortalmente dal prevedibile attacco di Manji. Eiku ha finalmente accettato la morte.


Act VI – Wing Roots

Rin
il_baghi

Sinceramente il format che segue lo svolgersi degli eventi sta diventando un po’ prevedibile e ripetitivo.
Oltre ciò, Rin continua a sembrarmi un personaggio non in grado di stare sul palcoscenico da sola. Tutto questo buonismo è davvero necessario? Ma soprattutto, risulta verosimile?
Durante questo episodio la mia attenzione è calata drasticamente, per fortuna l’ha leggermente risollevata la scena della pittura su maschere, eseguita minuziosamente e visivamente appagante.

Vieilocean

Come è già avvenuto nel quarto episodio, torna predominante la psicologia di Rin. La bontà d’animo della giovane ragazza in contrasto con la sua missione ricolma di sentimenti negativi quali vendetta e odio. In questo episodio Rin riconosce tra i mercanti di una cittadina un membro dell’Itto-Ryu, o meglio, un ex spadaccino del dojo guidato da Kagehisa. Difatti Araya Kawakami ha abbandonato la sua vita da samurai per badare a suo figlio, Renzo. Proprio a causa di quest’ultimo, Rin decide di risparmiare la vita di Araya perché non vuole rendere Renzo un fantasma assetato di vendetta come lo è diventata lei. Gli eventi di questo episodio indeboliscono ancor di più i piani di rivalsa della giovane protagonista. Di questo passo, comincio veramente a dubitare che Rin riuscirà a portare a termine l’obbiettivo prefissatasi.


Act VII – Evil’s Shadow

blade of the immortal
il_baghi

Puntata alquanto anonima. Nelle ultime sembrano ci buttino dentro solo cose a caso come riempitivo…
Capisco che stiano arrivano a un qualche punto, ma lo stanno facendo in modo molto discutibile e terribilmente lento.

Vieilocean

Con il settimo episodio si conclude l’arco introduttivo di Blade of the Immortal. Questa puntata può essere considerata come un interludio al prossimo arco. Direi…finalmente.

L’Itto-Ryu ha raggiunto il suo obiettivo di diventare un dojo riconosciuto, nonostante ciò Kagehisa Anotsu non mi è parso molto entusiasta della cosa. Mentre Taito Magatsu, già incontrato nel secondo episodio, decide di lasciare l’Itto-Ryu, dato il suo odio per l’istituzione dei samurai; sono molto curioso di sapere quale sarà il suo ruolo con il prosieguo della storia. Ma è nel finale dell’episodio che arriva il punto di svolta. Viene infatti spiegato chi si nasconde dietro tutti gli assassinii visti nel corso di questo episodio: il Mugai-Ryu. Un dojo che ha l’intento di spazzare via Kagehisa Anotsu e il suo metodo poco convenzionale. Ora diventerà tutto più interessante…

Dimenticavo, ma quanto è stato malsano il finale dell’episodio?! Cattiveria gratuita.


Act VIII – Mugai-ryu

il_baghi

Episodio che vuole essere di transizione ma risulta solamente molto caotico. Alleanze nate e finite, personaggi che vanno e vengono, apparentemente tutto fine a se stesso.
E poi sempre questo buonismo finale di Rin, giusto per chiudere ogni singola vicenda. Non c’interessa: B-A-S-T-A.

Per fortuna alcuni fotogrammi catturano pienamente la mia attenzione facendo eclissare tutto il resto, come la farfalla sul lago di sangue. Ipnotica.

Vieilocean

Esattamente come il precedente, anche questo è un episodio di transizione tra l’arco narrativo introduttivo e quello principale dell’opera, quindi ancora un po’ lento.

Stretto un accordo di cooperazione con il Mugai-Ryu per assassinare Kagehisa Anotsu, Manji e Rin incontrano alcuni componenti di questo misterioso dojo. Ho scritto “misterioso” perché oltre a nascondere palesemente qualcosa, se n’è accorto persino Manji, sono le differenze tra i suoi membri a lasciare perplessi. Shira sembra appartenere all’Itto-Ryu, perverso e crudele oltre ogni misura (finale settimo episodio). D’altro canto Hyakurin, nonostante resti un’assassina, sembra però guidata da una qualche etica, dà l’impressione di essere più “umana” rispetto agli altri.

Il finale apre sicuramente a nuovi risvolti nella trama, la cooperazione tra i due protagoniste e il Mugai-Ryu pare essere cessata dopo solo un episodio.


Act IX – Gathering

Rin e Manji
il_baghi

Manca l’azione e si sente, ma… Rin sta per farmi ricredere, forse. Ha abbandonato quel buonismo così aleatorio che permeava ogni benedetta puntata, per far posto a una donna tutta d’un pezzo, determinata. Decisamente più realistico.
La scena dell’interrogatorio, poi, l’ho trovata davvero intensa. Chapeau.

Vieilocean

Episodio atto a consacrare la risolutezza di Rin. Dopo quanto accaduto nella precedente puntata, la giovane protagonista decide che se vuole portare a termine la sua vendetta personale, deve appunto farlo da sola. Stringere alleanze può portare a risvolti negativi in molti sensi, basta guardare cosa hanno ottenuto i due protagonisti da quella con il Mugai-Ryu: una taglia sulla loro testa.
La determinazione dimostrata durante l’interrogatorio, sembra scacciare definitivamente quel lato di ragazzina piagnucolosa che Rin ha mostrato fino a quel momento. L’unico dubbio che mi resta è sul come Rin pensa di sconfiggere Kagehisa Anotsu, data la sua palese inferiorità nell’arte della spada rispetto al leader dell’Itto-Ryu. Staremo a vedere.


Act X – Animal

il_baghi

Hyakurin è qui la regina indiscussa. Una maestosa regina bianca.
Questo personaggio mi aveva già incuriosita precedentemente, quelle poche volte che ha fatto capolino. Molto interessante come viene presentato: i flashback provenienti dal suo passato ci vengono mostrati solo a fine episodio, forse per sovvertire le idee su di lei che si erano costruite fino a quel momento. Ogni dubbio viene spazzato via. Impossibile non essere dalla sua parte.
Solida, incorruttibile, inamovibile. Come possono gli altri personaggi anche solo pensare di poter reggere il confronto? Ruba la scena in modo davvero prepotente e la regge, da sé.
La scena di cui sopra è letteralmente mozzafiato. Voglio più Hyakurin.

Vieilocean

Episodio dedicato quasi completamente al personaggio di Hyakurin, membro del Mugai-Ryu. Attraverso diversi flashback viene mostrato il passato, a dir poco tormentato, di questo personaggio. L’onore della casata, la rispettabilità del dojo…questo era il valore principe della società giapponese dell’epoca. E Hyakurin a causa di esso ha vissuto l’inferno in terra. Suo marito, leader di una casata di samurai, voleva a tutti i costi un erede da allevare come suo degno successore. Hyakurin gli dona due gemelli, un maschio e una femmina. La bambina viene subito allontanata dalla casata, in una società maschilista basata sulla forza fisica le donne sono ritenute inutili. Il figlio rimasto, Matsuhiko, si dimostra tuttavia troppo debole, e fallito l’ennesimo allenamento viene brutalmente ucciso da suo padre. Subito dopo questo assurdo gesto, quest’ultimo si rivolge a Hyakurin dicendole: “Devi darmi un altro erede”. Per lui conta soltanto il dojo. Ma la perdita di un figlio (figuriamoci due, e per quel motivo) è un dolore che una madre non può sopportare, per questo Hyakurin uccide suo marito. Mentre sta per essere giustiziata viene salvata dai membri del Mugai-Ryu, è da qui che ne entra a far parte. Una storia drammatica, che ha portato Hyakurin ad avere quei terribili incubi ogni notte. Ma cos’è che la spinge ad andare ancora avanti? Vuole forse trovare sua figlia? O per dimostrare che le donne possono tranquillamente far parte del mondo della spada? Oppure, per semplice lealtà verso chi le ha salvato la vita?

Nel frattempo Manji sembra aver stretto alleanza con Taito Magatsu, ex membro dell’Itto-Ryu. Rin, invece, è ancora in viaggio da sola. La vendetta della protagonista sembra sempre più improbabile, se ha difficoltà a trovare il cibo per sfamarsi, come pensa di uccidere Kagehisa da sola?

Finalmente si entra nel vivo dell’opera, l’intreccio della trama comincia a vedersi, e lo stampino con il quale sono stati fatti i primi episodi pare oramai un ricordo lontano.


Act XI – Fall Frost

Shira
il_baghi

Secondo episodio di fila che mi colpisce, two in a row. Non affatto male…
Magatsu si rivela essere un personaggio da non sottovalutare, con un certo spessore e per niente banale. Spesso e volentieri sembra essere in netto svantaggio contro Shira, che quasi lo snobba. Ma la vendetta (forse) lo rende più deciso e fermo che mai: le scene del combattimento tra i due dominano la puntata, sono veloci ma precise, mai prevedibili.
Lo svolgersi degli eventi mi è garbato, anzi, credevo ci sarebbe stato più Manji, quando fa solo da comparsa.

Il discorso di commiato di Magatsu rivolto a uno Shira oramai appeso alla roccia e penzolante sulla cascata è stato breve ma intenso: anche Ren dall’aldilà deve poter sentire le sue spregevoli parole. Ma lui non ha intenzione nè di arrendersi, nè di chiedere perdono o di essere risparmiato. E così, in un istante, mentre nemmeno facciamo in tempo a prevedere cosa accadrà, quello che avremmo voluto tutti. Giù, nel vuoto.

…Se non fosse stato per gli ultimi minuti rivolti a Rin e, prima ancora, al confronto tra Manji e Magatsu dove quest’ultimo sembra aver cambiato rotta, sarebbe stato un finale perfetto. P-E-R-F-E-T-T-O.

Vieilocean

Protagonista indiscusso dell’episodio è il duello tra Taito Magatsu e Shira. Quest’ultimo tocca delle vette di follia irraggiungibili, basti pensare a quanto bisogna essere malati di mente per arrivare ad affilare il radio e l’ulna in modo da renderle un’arma (il solo pensare a quanto possa essere doloroso il processo, o quando si colpisce qualcuno o qualcosa…mi vengono i brividi). Ma l’assurdità del gesto di Shira non è fine a se stessa, serve infatti ad enfatizzare l’egoismo e l’egocentrismo della sua personalità. I suoi discorsi sono da conclamato sociopatico, la motivazione del perché abbia ucciso Ren penso faccia più ribrezzo dell’affilarsi le ossa del braccio. Shira non chiede perdono nemmeno di fronte alla morte. Nonostante il volo nel vuoto, dubito fortemente che sia morto. Fra qualche episodio mi aspetto di vedere Shira spuntare fuori con entrambe le braccia combinate in quel modo, nel disperato tentativo di uccidere Manji. La pazzia del soggetto lo rende uno scenario altamente probabile.


Act XII – Blood of Finality

blade of the immortal
il_baghi

Il livello rispetto ai precedenti due episodi si è decisamente abbassato, ma nonostante ciò il ritmo è comunque andante. I minuti iniziali mi sono sembrati letteralmente cadere dal cielo… Forse il tutto si svolge troppo velocemente? Sembra quasi si siano dimenticati qualcosa per permettere la digestione di questo passaggio di così vitale importanza.
Siamo già faccia a faccia con il tanto atteso Kagehisa Anotsu? Lanciano così questa bomba? Il resto si sviluppa un po’ sottotono e diversamente da come poteva essere prevedibile, la nemesi di Rin non sembra temibile come ci si aspettava…

Devo ancora decidere se mi è piaciuto oppure no come episodio, se il classico buonismo della nostra eroina mi infastidisce. Probabilmente la trasposizione è fedele a come vengono narrate le vicende nel manga.

Ho apprezzato particolarmente la presenza di Makie, com’era stato nell’episodio a lei dedicato. Così come ammiro l’ingarbugliarsi in modo (però) ordinato dei diversi fili – quali sono gli svariati personaggi – in un unico punto, come il finale di questa puntata.

Vieilocean

Come era già accaduto nel quarto episodio, troviamo nuovamente Rin faccia a faccia con la sua nemesi, Kagehisa Anotsu. Ancora una volta lo scopo dell’intero episodio è quello di mostrare la vera natura di quest’ultimo. Difatti, Kagehisa Anotsu non viene rappresentato come la solita personificazione del male assoluto, bensì come un uomo determinato a raggiungere il suo obbiettivo : rivoluzionare il concetto di dojo. Per raggiungerlo, Anotsu ha seminato morte e disperazione sul suo cammino, tuttavia ha anche fatto del bene, basti pensare alla fedeltà dimostrata da Makie Otonotachibana e da Taito Magatsu. Rin è indubbiamente in difficoltà davanti al vero volto del suo acerrimo nemico, tanto da arrivare a comprendere le motivazioni che lo hanno portato ad uccidere i suoi genitori. Per questo motivo, Rin riconsidera i suoi piani di vendetta.

Molto interessante è il finale dell’episodio, che lascia diversi interrogativi sullo svolgimento della trama: cosa faranno ora Rin e Manji? Aspetteranno con le mani in mano che Kagehisa Anotsu coroni il suo obbiettivo? Se fosse così, la narrazione si incentrerà quindi su quest’ultimo? Staremo a vedere.


Act XIII – Twilight

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il_baghi

Puntata passata in sordina, all’ordine della burocrazia.
Unica scena degna di nota, per me, il confronto tra Manji e Kagimura. L’uno che vuole provare l’immortalità dell’altro, il quale si ritrova poi incatenato ed imprigionato. Cosa potrà accadere ora?

Vieilocean

È accaduto esattamente ciò che non mi aspettavo. Kagehisa Anotsu riunisce i restanti leader dei dojo alleati per pianificare un attacco a Kagimura Habaki, il generale dello shogunato, nonché capo del Mugai-Ryu, incaricato di estirpare l’Itto-Ryu dalla faccia della terra. Non viene mostrato molto, ma si vede Kagehisa dar fuoco al suo dojo, e dire poi ai suoi alleati di nascondersi fino all’arrivo dell’inverno. Dall’altro lato vediamo proprio Kagimura convocare Manji al suo cospetto. Il leader del Mugai-Ryu è estremamente interessato all’immortalità del protagonista. Con un piano ben congegnato riesce a catturare Manji. Il destino di quest’ultimo sembra quello di diventare una cavia da laboratorio.

Un episodio di passaggio che, nonostante le premesse, ha portato risvolti che comunque non mi aspettavo.


Act XIV – Ammendments

il_baghi

Episodio perfettamente evitabile, se non fosse per l’escamotage volto a trasferire i bloodworms da un corpo all’altro… Magico.

Vieilocean

Un episodio abbastanza noioso, ma era alquanto prevedibile dati i precedenti episodi. In fin dei conti si stanno formando i presupposti per il nuovo arco narrativo. Forse un po’ troppo lentamente. Tuttavia non mancano spunti interessanti: Rin che condivide il tetto con due membri dell’Itto-Ryu, la peculiarità del bloodworms, o lo scioglimento del Mugai-Ryu.

Sempre in attesa che la narrazione decolli una volta per tutte.


Act XV – Acquisition of Guts

il_baghi

Episodio leggermente ripetitivo con l’avanzare degli esperimenti per poter replicare l’immortalità di Manji su un altro soggetto. Al tempo stesso, però, rivelatosi abbastanza interessante da mostrare l’incontrollata brama di sapere a che conseguenze porti, praticamente vicinissima al confine con la follia. La parte su sfondo bianco dove viene ripetuta la frase “Io sono il dottore” – e accompagnata da sagome vagamente umane – rende perfettamente quest’idea. A dir poco inquietante e disturbante. Spesso non c’è bisogno di sangue…
In fondo apprezzo la piega “scientifica” che abbia preso, per il momento, ma spero che non si dilunghino troppo appiattendo, di fatto, la narrazione.

Vieilocean

Un altro episodio quasi del tutto incentrato sulle sperimentazioni che il dott. Burando sta facendo sul povero Manji. Questa volta però la narrazione è un pochino più interessante, difatti si assiste al deterioramento dello stato psichico del dottore. La lotta interiore tra l’etica dell’essere medico e la brama di conoscenza propria del ricercatore è resa molto bene, soprattutto dal lato registico. Bellissima infatti la scena nella quale il dottore dipinge sulle pareti della sua camera l’ossessione che lo angoscia.

Nonostante ciò, questa parte sta diventando veramente troppo prolissa. Siamo già a due episodi totalmente dedicati a questi esperimenti, che tra l’altro non stanno neppure portando a nulla di concreto. Spero vivamente che nel prossimo episodio si giunga ad una conclusione.


Act XVI – Altered Limb

il_baghi

Episodio un po’ confusionario a mio parere, in bilico tra gli oramai triti e ritriti esperimenti per innestare i bloodworms e le situazioni che stan affrontando Doa e Rin.

Non capisco bene dove vogliano arrivare, visto che – ad alternanza – presentano vicende monotone e piatte opposte ad altre in cui buttano dentro un sacco di dettagli e informazioni. Davvero non capisco.

Vieilocean

Finalmente spento il riflettore sui folli esperimenti del dottore Burando, la narrazione torna ad essere un pochino più avvincente. Tuttavia, sta cominciando a farmi storcere il naso la grande mole di personaggi che continuano incessantemente a comparire in questo anime, ai quali vengono dedicati soltanto pochi accenni prima di essere gettati nel dimenticatoio. Basta pensare ad Isaku. Proprio in questo episodio viene mostrata la sua fede cristiana (evento molto raro per il periodo storico nel quale è ambientata la storia), e qualche minuto dopo prendiamo atto della sua inaspettata morte. La tematica della cristianità nel Giappone feudale sarebbe potuta essere un buono spunto per la trama, purtroppo viene tutto troncato sul nascere. Spero almeno che porterà una qualche ripercussione sulla personalità di Doa.


Act XVII – Ceremonial Bond

prime impressioni blade of the immortal
il_baghi

A dispetto degli episodi precedenti, alcuni dei quali son stati molto lenti, in questo succedono un sacco di cose.
Personaggi che ricompaiono ed altri che scompaiono, facendo sprofondare lo spettatore in un turbinio di dubbi e confusione. Come fanno Shira e Isaku ad essere ancora vivi? La loro scomparsa non era stata poi così eclatante, forse addirittura passata in sordina rispetto a tutto il resto… Ma ora sono ancora qui, davanti a noi.
Sarà anche il destino di molti altri? L’approccio che sta adottando la serie dunque è di annoiare il suo pubblico per poi – mentre sta toccando il fondo – farlo rinvenire in modo imprevedibile? I didn’t see it coming!

In ogni caso, le scene hanno seguito un ritmo andante!
Il nostro eroe è ora libero, cos’altro può attenderlo? E qual è il significato di quelle mani intrecciate? Ovviamente tutto nella prossima puntata… O molto più probabilmente le prossime.

Vieilocean

La fiera del revival, in tutti i sensi. La cella di Manji si tramuta in una sorta di tavolo degli speed-date, ogni tre minuti entra in scena un personaggio diverso che vuole “discutere” con lui. Il primo ad arrivare è il dott. Burando, e ci può stare. Poi arriva il generale Habaki, e va ancora bene. Dopo quest’ultimo compaiono Asaemon e il suo scagnozzo, e qui comincia a diventare comica la cosa. Quasi contemporaneamente a questi arrivano anche Doa e Isaku, ebbene sì, colui che negli ultimi fotogrammi del precedente episodio appariva come un mezzobusto. Da quello che lasciano intendere le poche parole di Doa, il potere dei bloodworms deve aver agito in qualche oscuro modo. Già qui la situazione sembra abbastanza assurda. Ma non è finita qui, difatti poco dopo arrivano anche, udite udite, Shira (a questo punto è lui il vero immortale) e Renzo, il figlio di Araya Kawakami, il combattente dell’Itto-Ryu ucciso da Manji nel sesto episodio dell’anime. Cosa ci fanno questi due personaggi nelle segrete del castello di Edo? E soprattutto, perché mai sono insieme? A quanto pare ridere fragorosamente e per rubare un arto di Manji.

Non saprei, questo episodio mi ha lasciato alquanto interdetto. Con esso si conclude inoltre il secondo arco narrativo di Blade of the Immortal. Col prossimo episodio inizierà quindi il terzo e ultimo arco della storia…e dopo quanto appena visto sono proprio curioso di vedere come Samura unirà i numerosi punti della trama rimasti in sospeso.


Act XVIII – Banshee’s Cries

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Anche Kagimura ha un cuore? Sorge spontanea la domanda dopo questo episodio, che ci mostra come tutti i personaggi (e in senso lato, anche fuori dalla serie) siano profondamente… Umani. Ma sinceramente non vedevo il motivo di dimostrare questa cosa, e nemmeno mi interessava.
Per la costante ricerca dell’Itto-Ryu, non capisco dove si voglia andare a parare e non riesco ad immaginare cosa ci riserveranno le prossime puntate.

Vieilocean

L’ultimo arco narrativo inizia con un episodio molto soddisfacente. La narrazione è prettamente incentrata su Kagimura Habaki, dove viene mostrata la vera natura di questo personaggio. Un uomo virtuoso, stoico, e soprattutto fedele allo shogunato a tal punto da accettare anche la contraddittorietà dei principi e delle modalità che lo affliggono. Come era già avvenuto con altri personaggi, è palese come Habaki non sia un antagonista “puro”, in Blade of the Immortal non esistono i “cattivi assoluti”, ed è forse per questo che viene considerato seinen (per adulti), e non per i fiumi di sangue che scorrono.

Inoltre l’Itto-Ryu esce finalmente allo scoperto, ma i piani di Kagehisa Anotsu restano ancora un mistero, anche se penso di aver capito a cosa stia mirando. D’altro canto Rin e Manji, più che protagonisti, sembrano al momento delle mere comparse. Chissà come Samura li ributterà nella mischia.

Poste le basi per il gran finale di questa serie animata, aspetto con impazienza i pochi episodi che rimangono prima della conclusione.


Act XIX – Massacre

prime impressioni blade of the immortal
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Non che ci sia molto da dire… Un vero e proprio massacro. Ma spettacolare, e che ci porta a un passo in meno dalla meta tanto bramata.

Vieilocean

Il piano di Kagehisa Anotsu comincia a prendere forma. Come lui stesso afferma, l’Itto-Ryu è il veleno che renderà il Giappone più forte. Il massacro che viene perpetrato in questo episodio serve a dimostrare alla nazione intera la debolezza dello shogunato, istituzione che dovrebbe difendere il popolo, ma che invece è soffocata dalle sua politica e mentalità arretrata. Un risvolto della trama che ho trovato abbastanza interessante, sicuramente ben scritto.

D’altro canto il modo in cui i due protagonisti, Rin e Manji, entrano a far parte dei piani di Anotsu mi è parso invece una forzatura. Il cambio di prospettiva di Rin non lo reputo soddisfacente, e Manji sembra seguire il flusso degli eventi senza batter ciglio. Mi aspettavo decisamente qualcosa di più articolato. Comunque, vediamo prima come andrà a finire.


Act XX – Unending

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Già Shira era un demone sotto mentite spoglie, ma ora con la mano sinistra sottratta a Manji, cosa mai può essere diventato? Praticamente l’inferno terreno. La reincarnazione degli incubi più oscuri, difficili da scacciare.
Ma perchè riesumarlo per cancellarlo poco dopo, anche se questa volta (si spera) in modo definitivo?

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Con l’inizio dell’arco conclusivo, cominciano a venire al pettine i vari nodi della trama. In questo episodio è il turno di Shira. Diventato sostanzialmente invulnerabile, è ancora alla ricerca della “sua” vendetta personale nei confronti di Manji. Dopo uno scontro durato l’intero episodio, Shira finalmente cade, una volta per tutte. Sul “letto di morte” rivolge le sue ultime parole a Renzo, le quali creano una vera e propria rottura del personaggio. Il pazzoide che consiglia all’adolescente di non intraprendere la vita dello spadaccino. Shira ha quindi un cuore? Prima di esalare l’ultimo respiro cerca di rientrare nel personaggio, ma è oramai troppo tardi per farlo. Mah…sinceramente mi pare una scelta poco sensata da parte di Samura, tuttavia manca ancora il racconto di Renzo (sempre ammesso che ci sia), il quale può gettare luce sul controverso personaggio di Shira.


Act XXI – Trap

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Il vecchio Koji Kashin protagonista indiscusso dell’episodio. La vicenda che ruota attorno a lui ne è sicuramente il fulcro, sia visivamente che narrativamente parlando.
Per il resto, calma piatta. Nessuna rivelazione, nessuno step ulteriore, nessun effetto wow. E la fine è sempre più vicina.

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La guerra tra l’Itto-Ryu di Kagehisa Anotsu e il Rokki-dan guidato da Habaki Kagimura ha finalmente inizio. La prima battaglia vede Koji Kashin affrontare la coppia Inroku Ban e Ryo Soma. Il combattimento risulta abbastanza godibile, vista la singolarità delle abilità di Kashin, rese egregiamente dalla solita ottima regia di Hamasaki , tanto da regalarci una delle tavole migliori dell’intera serie.

Nota negativa, invece, per le “rivelazioni” che Renzo fa sul suo trascorso assieme a Shira, abbastanza deludenti. Sinceramente speravo in un approfondimento psicologico di questi due personaggi, invece debbo rassegnarmi al fatto che Shira è un semplice pazzoide, mentre Renzo è un adolescente alquanto sfortunato. Niente di più, niente di meno.


Act XXII – Ten Final Pushes

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Un episodio abbastanza fitto di scontri: non starò qui a fare la conta di vittime e sopravvissuti.
Posso anche apprezzare che alcuni dei personaggi che abbiamo incontrato durante il “nostro” viaggio ricompaiano e abbiamo anche un ruolo più o meno decisivo… Ma perchè Manji e Rin ultimamente sono relegati a mostrarsi solo a fine episodio? Mi sfugge davvero il motivo.
In venti minuti di scene agghiaccianti, tra mancati stupri, acidi che sciolgono carni, armi imponenti che trapassano corpi, il finale è una perla. L’improvviso attacco proveniente dal mare sovvertirà inesorabilmente le sorti di tutti quelli presenti al molo?

Vieilocean

Arrivati oramai verso la fine, mi sovviene ancora di più il dubbio sul quantitativo di personaggi che compaiono in questo anime. Veramente troppi, sopratutto perché la maggior parte di questi non viene nemmeno lontanamente approfondita. Ma torniamo a noi.

Il ventiduesimo episodio regala molti duelli e veri e propri massacri. Su tutti quello che avviene tra Giichi e Abayama, mentore dell’Itto-Ryu, nel quale vengono mostrate quali sono e dove si insediano le debolezze di un guerriero. Il finale dell’episodio è ricco di colpi di scena. Incluso l’arrivo di Manji in scena, dato che oramai più che il protagonista, sembra essere un cameo. Gli arcieri a chi avranno mirato prima di scoccare le loro frecce? A Manji e Makie o verso i Rokki di Habaki?


Act XXIII – 100 Spectacular Dances

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Cosa sta succedendo?
L’Itto-Ryu sembra avere la meglio. Makie grande protagonista della puntata, i nemici si inginocchiano a lei. Manji soccombe, il capo degli stranieri è fortissimo. Rin si sacrifica e il nostro spadaccino ne esce incredibilmente vincitore. Kagehisa Anotsu e Habaki Kagimura sono sull’orlo della resa finale, vengono interrotti sul più bello.
Ma poi degli spari, Makie sta per cadere a terra, il leader dell’Itto-Ryu viene anch’esso colpito… E buio.

Ripeto: Cosa sta succedendo?

Vieilocean

Un episodio dove i combattimenti dominano la scena. In fin dei conti siamo alla resa dei conti.

Al duello tra Kagehisa e Habaki, sulla carta quello più importante dato che vede i due leader scontrarsi (ed anche quello più interessante visto che non si conoscono bene le reali abilità dei due sfidanti), viene dato poco spazio, e questo mi ha sinceramente lasciato alquanto perplesso.

I riflettori restano puntati per quasi l’intero episodio su Manji e Rin, che saranno anche i protagonisti, ma il combattimento che spetta loro è decisamente superfluo. Li hanno tenuti spesso e volentieri ai margini della trama, avrebbero potuto tenerli anche in questa situazione. Inoltre i combattimenti di Manji stanno diventando fin troppo prevedibili, viene puntualmente “disintegrato” dall’avversario, per poi vincere con qualche piccolo escamotage; degno del tanto odiato Itto-Ryu tra l’altro.

L’episodio si chiude come quello precedente, soltanto che al posto delle frecce arriva una pioggia di proiettili. Chi sarà questa volta?


Final Act – Blade of the Immortal

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L’atto finale.

Episodio di gran lunga sopra la media dei precedenti, anche se ciò non significa sia stato perfetto, anzi. Il termine di una lunga e tortuosa montagna russa, con alti e bassi, con binari rivelatosi poi tronchi. Arrivati alla fine, molti personaggi risultano esser stati meri accessori. Si poteva benissimo ottenere lo stesso risultato a livello di narrazione con la metà degli episodi.

I primi nove minuti sono resi in modo sublime: si lascia poco spazio alle parole, le scene si esplicano da sè. Eccezionale il connubio tra immagini e musica. E per me si poteva anche chiudere qui. Invece no. Dopo averci mostrato Rin che inspiegabilmente quanto improvvisamente si avventa su Kagehisa per finirlo, scorgiamo le vite dei sopravvissuti come sono e stanno continuando. All’insegna della normalità, o quasi.
Rin spiega il motivo per cui ha cambiato idea all’ultimo riguardo il leader dell’Itto-Ryu. Ma allora tutte le premesse fatte fino ad allora sono state inutili? Qual è quindi il punto?

Così come la storia di Manji, che si ritrova decenni dopo a badare alla discendente di quella che era stata la sua partner in crime. Per fare cosa? Ripeto: il punto qual è? Si riduce davvero a questo l’immortale?


Una matassa indistricabile percorsa per 24 episodi che porta… Qui. E difficilmente ne vedo il senso.

Vieilocean

È un buon finale quello di Blade of the Immortal? Non direi. Prima di spiegarne il motivo voglio fare i complimenti a Hiroshi Hamasaki, il regista di questa serie animata. Ha svolto un lavoro eccelso, dal primo all’ultimo episodio, spesso tenendo alto il livello di attenzione dello spettatore nei momenti in cui la narrazione diventava pressoché soporifera. Un professionista nel suo lavoro, ma soprattutto un artista.

Tornando alla storia, vado direttamente al nocciolo della questione senza dilungarmi oltre. Tirando le somme dei tre protagonisti di questa opera, cosa si ottiene? Kagehisa Anotsu, nonostante alla fine muoia, esce vittorioso dalla sfida lanciata allo shogunato. Sconfiggendo Habaki dimostra la superiorità del suo dojo, l’Itto-Ryu, su quelli considerati “legittimi” dallo Stato. Per questo spera di aver innescato la miccia di una rivoluzione che col tempo, anche 100 anni, porterà enormi cambiamenti all’interno del Giappone. E Manji ne sarà il testimone. In un certo senso il piano di Anotsu riesce, il Giappone effettivamente cambia, ma per un altro motivo: l’invasione occidentale. Un evento che sicuramente Anotsu non poteva prevedere, ma che lascia l’amaro in bocca per una vita vissuta inutilmente.

Anche Rin conclude la sua avventura da vincente, è riuscita a vendicare la morte dei suoi genitori, dando persino il colpo di grazia ad Anotsu. Tuttavia, mi sarei aspettato un qualcosa di diverso. Dopo aver combattuto fianco a fianco, parlato e compreso la visione del leader dell’Itto-Ryu, non mi aspettavo sicuramente un finale “vissero tutti felici e contenti”, ma almeno che il gesto di Rin fosse un po’ più ponderato. La giovane protagonista giustifica il suo gesto necessario, dato che vedeva in Anotsu la “radice” della maledizione che avrebbe minacciato i loro “discendenti”. Ma Anotsu ha già piantato il seme uccidendo Habaki e lo shogunato. Quindi, non saprei… è Hyakurin a donarci la soluzione, Rin in fin dei conti è poco più di una bambina. Almeno adesso che si è messa dietro le spalle tutta questa storia, potrà vivere una vita tranquilla.

Arriviamo a Manji. L’anime (e anche il manga) si conclude 100 anni dopo gli eventi appena narrati, e Manji non è invecchiato neppure di un anno. È immortale dopo tutto. Ma cosa sappiamo alla fine sulla sua maledizione? Sull’uccidere 1000 uomini malvagi? Sul potere dei Bloodworms? Sul senso dell’esistenza di questo personaggio? Niente, il nulla più assoluto. Forse è legato alla Onibaba, lo yokai con l’aspetto dell’anziana signora che compare anche nel finale. Ma anche questa resta soltanto una supposizione.

Cosa mostra il finale di Blade of the Immortal? Protagonisti che non evolvono durante la storia, elementi fondamentali della trama lasciati in sospeso, troppe e inutili comparse, archi narrativi in alcuni casi eccessivamente lunghi, e un finale aperto. Ecco perché, sempre secondo il mio parere, l’opera di Samura risulta alquanto debole, nonostante ciò resta comunque sopra la media degli anime rilasciati nell’ultima decade.

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