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Boogiepop Wa Warawanai: impressioni di mezza stagione.

Boogiepop Wa Warawanai è una serie animata della stagione invernale 2019, tuttora on-going, realizzata dalla Kadokawa per celebrare il ventesimo anniversario dalla pubblicazione della prima light novel scritta da Kouhei Kadono.

Il team che l’ha realizzata è composto da gran parte delle figure chiave dietro l’anime di One-punch Man come: Shingo Natsume alla regia, Tomohiro Suzuki per la sceneggiatura, Hidehiko Sawada al character designs, Kensuke Ushio per la colonna sonora, mentre le animazioni sono state affidate al rinomato studio Madhouse.

Premetto che non ho mai scritto un articolo sulle prime impressioni che un anime mi trasmette; ho sempre preferito vedere tutta l’opera, anche più di una volta, prima di esprimere un giudizio. Tuttavia, questa è un’eccezione. Essendo un fan delle novels di Kadono, ho trovato doveroso fare chiarezza su questa nuova dubbia trasposizione animata.

Trasposizione o riassunto?

Ho aspettato pazientemente il giro di boa, ovvero il nono episodio sui diciotto totali, prima di scrivere questo articolo. Perché ho aspettato nove episodi? Molto semplice, con essi vengono narrate le vicende delle prime tre light novels scritte da Kadono: la succitata Boogiepop Wa Warawanai, Boogiepop Returns VS Imaginator Part 1 e Part 2.

Con questo sorge già il primo dilemma. Come hanno fatto gli autori a trasporre tre light novels (composte da circa 200 pagine ciascuna) in soli nove episodi? La risposta è ovvia, raffazzonando la trama. Il problema è che le novels di Boogiepop sono pressoché impossibili da riassumere. Gli autori hanno avuto inoltre la “brillante” idea di mescolare gli eventi della trama originale, stravolgendo quindi la cronologia delle light novels, saltando anche a pie’ pari alcuni capitoli (come ad esempio il quarto della prima novel).

Per non parlare di come hanno completamente evitato di fare riferimenti a Boogiepop Phantom, la prima serie animata dedicata al lavoro di Kadono, nella quale si narrano gli eventi immediatamente successivi ad i fatti della prima light novel, e di conseguenza precedenti a quelli di VS Imaginator. Non dico che avrebbero dovuto rifare tutti e dodici gli episodi di Boogiepop Phantom, ma almeno una sintesi dove se ne cita l’esistenza, in modo da permettere agli spettatori di andarsi a recuperare una parte fondamentale della trama.

Facendo così gli autori hanno solamente generato più confusione nella testa degli spettatori, impedendo loro di apprezzare la maestosità dell’opera originale.

Snobbare le origini.

Purtroppo questo non è l’unico problema. Tralasciando il comparto tecnico non in linea con un anime del 2019, gli autori hanno anche deciso di prendersi delle libertà sui character designs, mandando in malora tutto l’operato dell’illustratore originale, Kouji Ogata.

Proprio quest’ultimo polemizzò aspramente i primi artworks promozionali della nuova serie, tanto da sollevare un enorme polverone. Siamo tutti d’accordo sul fatto che le illustrazioni di Ogata erano tipiche degli anni ’90, e che quindi andavano rivisitate, ma non per questo c’era bisogno di snaturare e stravolgere da capo a piedi l’intero cast dei personaggi.

Purtroppo gli autori dell’anime non si sono fermati a questo. Il fatto più grave risiede nell’appiattimento della psicologia della maggior parte del cast dei personaggi. Nell’opera originale Kadono spende intere pagine per descrivere i pensieri e le sensazioni che i vari protagonisti hanno durante gli avvenimenti della trama. Tuttavia nell’anime, gli autori si limitano a trasporre solamente i dialoghi tra i vari personaggi, saltando quasi del tutto le parti introspettive, rendendoli così estremamente superficiali.

Boogiepop non ride…o forse si.

Last but not least, come direbbero gli inglesi, è l’uccisione artistica del protagonista principale dell’opera: Boogiepop. Nella nuova serie animata quest’ultimo è raffigurato sempre con un ghigno sardonico ed un tono di voce beffardo.

Cosa c’è di sbagliato in questo? Il personaggio di Boogiepop è come da sua stessa ammissione “automatico”, nel senso che è come se fosse un automa, un robot, ovvero inespressivo. Difatti nelle light novels è descritto in questo modo, un essere privo di emozioni.

Inoltre il titolo Boogiepop Wa Warawanai si traduce in inglese con Boogiepop Doesn’t Laugh, ed in italiano con Boogiepop non ride mai. Raffigurarlo con un sorriso sempre stampato sul volto fa perdere il significato di ciò che il personaggio rappresenta, una scelta insensata sotto ogni aspetto.

In conclusione.

Non voglio attribuire a nessuno in particolare la responsabilità di queste scelte a dir poco scellerate. Potrebbe essere colpa della casa di produzione Kadokawa, o dell’incapacità dello staff che lo ha realizzato. Poco importa. Il fatto è che hanno celebrato il ventennio dell’uscita della prima light novel, martoriando l’opera originale, una tra le più belle e profonde uscite dalla Terra del Sol Levante.

Se volete un consiglio, è stato da poco rilasciato in occidente Boogiepop Omnibus, una serie di due volumi che raccoglie tutte le light novels di Kadono uscite fuori dal Giappone. Purtroppo sono state tradotte solamente in inglese, quindi se non sapete destreggiarvi con la lingua anglofona, la lettura resta proibitiva. Se invece non avete problemi di questo genere e volete apprezzare veramente l’opera di Kadono, lasciate perdere l’anime, e acquistate questi volumi.

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