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Perché c’erano così tanti anime ad alto budget negli anni ’80?

Anime ad alto budget negli anni '80

Se chiedete a un otaku di definire il Giappone negli anni ‘80, senza dubbio vi citerà una miriade di film e serie famosi.

Erano gli anni nei quali Hayao Miyazaki aveva trovato il proprio ruolo come regista cinematografico. Era il periodo in cui i mecha dominavano l’etere e tutti da Macross a Gundam, da Dougram a GoLion, fino a Votom, intrattenevano con epiche storie di guerra grazie agli introiti del merchandise. Quando la diffusione del mercato dell’Home-Video ha permesso agli animatori di sperimentare nuovi modi per raccontare storie e indugiare nelle loro più vivide fantasie. Ripensandoci, era decisamente un’epoca d’oro.

Mobile Suit Gundam 1979

L’ascesa

Ma se chiedete a qualcuno a cui non importa di anime, la prima cosa che probabilmente vi dirà è che, negli anni ‘80, il Giappone era nel mezzo di un boom economico senza eguali.

Il mercato delle esportazioni era alle stelle. Elettronica, automobili, motociclette e giocattoli erano ovunque, e il paese che era stato decimato dalla seconda guerra mondiale ora stava orgogliosamente sotto i riflettori, diventando la seconda potenza economica per Prodotto Interno Lordo. I neo ricchi uomini d’affari giapponesi compravano immobili oltreoceano (in particolare campi da golf) e società americane (questo ha fatto sì che si diffondesse una certa dose di razzismo negli USA verso i giapponesi, soprattutto in luoghi come Detroit).

Nel 1985 il tasso di cambio era di 250 yen per dollaro (per capirci, oggi (data) sta a 107, ovvero meno della metà!). L’ingegneria e la qualità professionale del Sol Levante erano di prima scelta.

“Tutta la roba migliore è fatta in Giappone”

Marty McFly in Ritorno al futuro

Questo ha reso il Giappone un vero affare per le società straniere in cerca di manifattura. Il denaro entrava, spingendo il mercato azionario e il costo degli immobili ad altezze vertiginose. Molte persone e molte compagnie si ritrovarono pieni di soldi… così tanti da non sapere che farsene.

Il declino

Quello che succede agli uomini d’affari quando si ritrovano con una fortuna per mano è che cercano un posto in cui investirla. Ma quando i soldi sono ovunque, gli uomini d’affari diventano avventati. Investono e prestano denaro a basso tasso di ritorno, senza avere un minimo di consapevolezza verso quello in cui stanno investendo. Si fanno prendere dall’entusiasmo per le “grandi novità”, che si rivelano poi non essere così grandi (i Bitcoin potrebbero essere un equivalente esempio moderno).

Scena in "Le ali di Honneamise"

Gli anime furono uno di quegli investimenti sconsiderati. Le compagnie di giocattoli lanciarono nuove linee di giochi a rotta di collo, ognuna accompagnata dall’anime che sponsorizzava – il contenuto della serie aveva poca importanza: “Vuoi fare un’oscura serie distopica, con profonde tematiche ambientali? Ma certo, basta che mostri i nostri robot!”.

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I grandi lungometraggi, come Honneamise o Akira, ebbero il via libera senza una vera idea di come avrebbero avuto un ritorno economico. (E molti di loro non lo ebbero). Ricordate, questa era l’era in cui quasi nessuno al di fuori del Giappone sapeva o aveva interesse per queste cose.

E non dimentichiamoci del mercato dell’Home-Video. VHS, BETA, Laserdisk e VHD erano tutte nuove tecnologie che avevano bisogno di contenuti e parecchie compagnie sgangherate sorsero per sopperire a questa domanda. Alcune riuscirono a farcela, tipo Network — che divenne poi Bandai Vsual. Altre come Hiromedia, produttrice di titoli leggendari come MD Geist e Roots Search, fallirono piuttosto in fretta.

Akira

Anche se varie società sfondarono, la maggior parte non aveva idea di quello che stava facendo, producendo cose terribili. Il mercato degli OAV divenne una mania fin da subito, e quelle prime società che sorsero lo riempirono con spazzatura che non avrebbe fatto guadagnare loro un soldo, prima di fallire.

La fine di un’era

Tutti questi pessimi investimenti e quell’esuberanza irrazionale presto raggiunsero il capolinea e la così detta bolla speculativa giapponese, com’era apparsa, svanì. Dagli inizi degli anni ’90, l’economia del Giappone si fratturò e non ricrebbe per oltre un decennio. Furono tempi bui per il mondo degli anime e molte compagnie chiusero i battenti. Quei capolavori che tutti conosciamo e amiamo smisero di essere prodotti e quel genere di spesa sfrenata è stata vista raramente d’allora.

Fonte: AnimeNewsNetwork

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