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Animatori giapponesi e l’esperienza in Spiderman: Un Nuovo Universo

Spiderman: Un Nuovo Universo

Quattro animatori giapponesi che hanno lavorato al film del 2018, reso in italiano con il titolo di Spiderman: Un Nuovo Universo (in originale Spider-Man: Into the Spider-Verse), hanno condiviso con la rivista nipponica CG World le loro esperienze a riguardo. Gli animatori hanno posto l’accento sulle differenze culturali, in questo contesto, tra America e Giappone e cosa possano imparare dal lavoro svolto per la pellicola.

Nello specifico, andremo a leggere le parole di: Yuko Ikeda, Takuro Togo,
Kentaro Komiya, Ryo Wakasugi.

Spiderman: Un Nuovo Universo ha vinto sia il tanto ambito Oscar che il Golden Globe per il miglior film d’animazione, edizione 2019. Se non l’avete ancora visto… cosa state aspettando?

Yuko Ikeda e Takuro Togo

Yuko Ikeda asserisce che la collaborazione in Spiderman abbia allargato la sua prospettiva di animatrice. Raffigurare il padre di Miles (il protagonista) era un’invalicabile sfida perché doveva disegnare un uomo di colore. Era quindi impossibilitata ad attingere da un campionario di espressioni a lei già note, per poi eventualmente prenderle come riferimento. Ha dovuto studiare vari film per capire come si muovano individui di diverse culture e aventi differenti background etnici. Solo così si possono creare espressioni e movimenti convincenti.

Miles Morales

Takuro Togo, non estraneo alle produzioni animate avendo già lavorato a Knights of Sidonia e Show By Rock!!, era genuinamente entusiasta al pensiero di dover andare in America. Questo perchè pensava avrebbe animato fotogramma per fotogramma (“on ones”) invece di uno ogni due (“on twos”), tipico in Giappone. Questo Spiderman è generalmente animato “on twos”. Ha finito per creare scene in modo molto simile al suo pregresso lavoro sugli anime. Tuttavia, una differenza degna di nota è che i supervisori delle animazioni in Giappone disegnano i bozzetti, ma ciò non accade oltreoceano. Togo avrebbe voluto una maggiore libertà creativa.

Un’altra importante differenza che Togo ha sottolineato è che ogni singolo taglio richiedeva molto più tempo rispetto alle produzioni giapponesi. Una sequenza breve americanapuò richiedere anche un’intera settimana (contro i due o tre giorni del Giappone), mentre le lunghe scene d’azione richiederebbero fino a un mese.

Kentaro Komiya e Ryo Wakasugi

Kentaro Komiya e Ryo Wakasugi hanno entrambi affermato che, sebbene avessero già lavorato nel campo dell’animazione in Giappone, l’avevano sempre fatto solo in produzioni CGI complete. Gli animatori hanno avuto qui, invece, la libertà di scegliere con quali dei due metodi (on ones e on twos) animare, appunto, le parti assegnate. Inoltre, c’era la possibilità di usarli non in modo esclusivo, ovvero passando da uno all’altro in qualsivoglia istante, per adattarsi a ciò che stavano cercando di trasmettere. “Finché sembra figo, è permesso”.

Parker, Morales e Gwen

Komiya ha creato i modelli propri di ogni personaggio, mentre Wakasugi ne ha personalmente fatto uso. L’intervistatore di CG World ha osservato che in Giappone la massima priorità è portare a termine il lavoro in modo rapido ed efficiente, per tenere il passo con i tempi stretti. Tuttavia, agli animatori di Spiderman è stata data molta più flessibilità. Ciò ha permesso loro di sperimentare vari strumenti e modelli, condividendo conoscenze ed abilità operative tra i membri di tutto il team.

Wakasugi ha sottolineato poi un’altra grande differenza: non c’erano fogli di riferimento riguardo i personaggi o altri materiali per pose e modelli. L’unico vincolo era fare ciò che più sembrava… bello. Quindi Wakasugi ha imparato soprattutto guardando gli altri animatori all’opera.

Il risultato

L’atmosfera in ufficio era molto rilassata. Sono state organizzate vere e proprie gare per decorare le scrivanie con oggetti che ricordavano l’Uomo Ragno e appiccicare fan art sui muri. “Tutti giocavano, in un certo senso: il fatto che tutti giocassero, ma sul serio, è stata una buona cosa, ci ha reso tutti più motivati”. Inoltre, invece di far revisionare il proprio lavoro una volta ogni due settimane, veniva analizzato minuziosamente giorno per giorno. Così sembrava esserci perennemente una scadenza.

Questo lungometraggio animato ha avuto ben nove giapponesi nel proprio team. Sembra piuttosto raro avere così tanti collaboratori del paese del sol levante in una produzione straniera. “Dovrebbe essere un incoraggiamento per tutti i creatori giapponesi”, conclude Wakasugi.

Gli Spiderman nella pellicola

Il prodotto finito è stupefacente. Accolto a braccia aperte dalla critica e apprezzato anche dai non avvezzi all’universo Marvel, il film è un successo su tutta la linea. Il risultato è impressionante: l’animazione in CGI come la si conosceva viene rivisitata totalmente, reintroducendo al suo fianco anche la mano dell’artista. La qualità inimitabile del disegno manuale si riprende lo spazio che merita, anche sul grande schermo. Davvero… correte a vederlo!

FONTE

4 Comments

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  1. Quando le produzioni americane uniscono gli sforzi con quelle d’oltreoceano, vien fuori un’opera, almeno dal punto di vista dell’animazione, creativa ma e soprattutto innovativa. Devo dire che mi ha genuinamente sorpreso e affascinato. Tutti i personaggi hanno almeno un livello di spessore, le musiche sono molto azzeccate (soprattutto il tema di Prowler) e, ovviamente, le animazioni (e le colorazioni!) sono veramente il punto forte di questo prodotto. Bell’articolo, sono sempre interessanti i retroscena visti da chi li ha vissuti! Bravo all’autore!

    • Concordo con tutto! Sempre interessante sentire le esperienze di chi è stato coinvolto, ma e soprattutto se così dettagliate. Magari senza gli animatori giapponesi sarebbe stato un altro film…non lo sapremo mai. Grazie per il bravo! XD

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