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Akira ai tempi del Coronavirus

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Quando il primo ministro giapponese Shinzo Abe si presentò alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi del 2016 per il passaggio del testimone da Rio de Janeiro a Tokyo, era vestito come il celeberrimo Super Mario di Nintendo. Tuttavia, molti fan della cultura pop giapponese riportano alla loro mente un franchising diverso quando pensano alle Olimpiadi di Tokyo del corrente 2020: Akira.

Nel rivoluzionario mondo del famoso manga di fantascienza – pubblicato nel 1982 ed adattato in un film anime nel 1988 – Tokyo, o Neo-Tokyo (questo il nome con cui la città è stata rieletta), si prepara ad ospitare i Giochi Olimpici del 2020. La disarmante coincidenza che fa combaciare finzione e vita reale ha portato a una promozione incrociata tra l’imminente evento in terra giapponese e lo stesso Akira. Su questa scia, però, i fan hanno scovato ulteriori parallelismi.

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Solo coincidenze?

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Il primo in realtà proviene da un tweet inviato da Kouta Hirano, creatore delle serie manga di Hellsing e Drifters, lo scorso luglio. Durante le proteste scese in strada a Hong Kong, Hirano vide un manifestante in una foto che teneva in mano un cartello stradale rotondo come se fosse uno scudo o qualcosa con cui attaccare e disse che gli ricordava le scene di armamenti improvvisati di Akira.

Ma c’è un’altra, ancor più strana somiglianza con gli eventi della vita reale nella scena del manga riportata qui sopra che non è stata notata, se non recentemente dall’utente Twitter giapponese @pcworks_kidd.

Nell’angolo in alto a destra dell’immagine si intravede una porzione di testo (ovviamente in lingua giapponese) che sembra essere semplicemente un manifesto pubblico per le strade di Neo-Tokyo. Parti del passaggio vengono troncate, ma ciò che può essere letto nella sezione in rosso nel tweet di @pcworks_kidd inizia con:

“Criticata la risposta dell’Organizzazione mondiale della sanità all’epidemia di malattie infettive”.

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Al momento della creazione del manga, doveva probabilmente fungere soltanto da minuscolo tassello che, unito a tanti altri, avrebbe consentito al lettore di immaginare quanto più dettagliatamente possibile un mondo così invivibile e terrificante, quale quello di Akira. Ma passiamo al reale 2020, dove anche il Giappone sta affrontando la crisi del Coronavirus, con nuovi casi di infezione e la prima morte causata dalla malattia verificatasi verso la metà dello scorso mese. Che siano a rischio anche le Olimpiadi?

Akira aveva predetto il Coronavirus?

Le reazioni del tweet preso in esame includono:

“L’unica spiegazione è che Akira è stata scritta da Nostradamus.”
“O forse un viaggiatore nel tempo.”
“Katsuhiro Otomo può vedere il futuro?”
“Akira è praticamente una profezia ora.”
“Quindi questo significa che se torniamo indietro e leggiamo Akira, sapremo come gestire l’epidemia di coronavirus?”

La coincidenza è particolarmente sorprendente perché Akira è stata di sicuro una serie influente ed estremamente rispettata, ma non è stato un lavoro particolarmente longevo, almeno non per i canonici standard di manga e anime. Certo, una storia di fantascienza dovrà rimpolpare la narrazione con svariate ipotesi e anche abbastanza selvagge su ciò che il futuro ci riserva, così che almeno qualcuna tra queste magari ci azzecca.

Akira, tuttavia, ha solo 120 capitoli e un singolo film di 124 minuti, quindi è un po’ snervante vederlo fare previsioni precise come se avesse la longevità di The Simpsons.

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